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E’ TORNATO A FARE IL SANREMO, MA SOLO DA “APRIPISTA”: ECCO I SUOI BRIVIDI RIVISSUTI.


 

Quando Adolfo Rava, organizzatore del rally mondiale di San Remo, mi telefonò chiedendomi se ero disposto a fare da apripista a fianco del mio vecchio pilota Angelo Precotto, a dire il vero non ero del tutto convinto: dal momento in cui quattro anni fa decisi di smettere di stare seduto sul sedile di destra avevo sempre scartato l’idea di risalire su una macchina da corsa. Ma questa volta era diverso, al mio fianco al volante c’era un mio amico con cui avevo iniziato la carriera e con cui avevo vinto ben due titoli italiani e una Mitropa Cup, un pilota affidabile che non va certo a prendersi dei rischi.

Qualche titubanza, ma alla fine decisi per il sì: arrivato a Sanremo mi attendeva una Lancia Delta Integrale, con tanto di roll-bar, sedili da corsa, insomma, ma soprattutto una cosa importante, i numeri sulle portiere: fatto questo molto importante perché, dopo l’incidente della Corsica, ero risalito spesso su un auto da gara (per anni ho fatto per l’Abarth i collaudi a finco di Pianta e assieme a Zanussi avevo provato sia la M3 che la Peugeot) ma mai nell’ambientazione da rally, vivendo il clima della gara.

Anche se il nostro compito era quello di apripista, avevamo dei tempi imposti, non dovevamo andare forte me nemmeno troppo piano, c’era il radar da leggere, il pubblico e via dicendo. Al via della prima speciale, quando il cronometrista ci ha dato il –menotrenta-, una certa emozione non potevo nasconderla ma ero tranquillo.

Il –capo-, Precotto, ha un tipo di guida che non impressiona, non è un brusco e soprattutto ha la testa sulle spalle ed in effetti tutto è filato liscio. Nelle prime quattro prove, tutte nell’asfalto e nell’entroterra Sanremese non c’è stato alcun problema, anzi pian piano mi sono abituato anche se ogni tanto mi sono chiesto come potessero fare –quei pazzi  che si scaraventano a quella velocità giù per quelle stradine- non ricordandomi che fino a non molto tempo fa anch’io facevo parte di quella schiera di –pazzi-.

Quando siamo arrivati sulla terra abbiamo cominciato a divertirci e qui il –capo- ha sfoderato una serie di –numeri- degni dei grandi campioni: purtroppo nella quarta speciale la nostra Delta ha cominciato a fare le bizze e ci ha lasciato a piedi, proprio nella speciale più lontana da Arezzo, a 1400 metri d’altezza e con un freddo terribile. Terminati i passaggi di tutti i concorrenti finalmente è arrivato il carro attrezzi, ci ha caricati e in poco più di un’ora siamo stati portati ad Arezzo. Un paio d’ore con i meccanici per rimettere a posto la vettura, qualche ora di sonno e via per la seconda tappa tutta di terra: la seconda speciale era il –Passo di Viamaggio- ed il –capo- ed io ci siamo lasciati andare ai ricordi, invero lontani, di quando avevamo percorso assieme la stessa strada con la Opel Ascona nel lontano 1974. Il fango nelle successive speciali ha rallentato un po’ la nostra marcia. In fondo senza note, praticamente a vista, bisognava stare –con le antenne dritte- come si diceva in gergo fino a quando siamo arrivati alla speciale di Urbania, una prova dal fondo molto bello  con un misto di tratti veloci interrotti da stretti tornantini stavamo veramente divertendoci e andando anche abbastanza forte a dire il vero quando un rumore sinistro ha cominciato ad avvertirci che il cambio stava per esalare l’ultimo respiro.

Ironia della sorte, nella stessa prova nel 1984 con il povero Attilio Bottega e con la Lancia 037, si ruppe proprio il cambio facendoci perdere quasi quindici minuti e costringendoci ad un incredibile rimonta. Vincemmo infatti 29 speciali su 31, fino ad arrivare al terzo posto assoluto. Ma quello succedeva nell’84. Stavolta invece l’avaria era la fine del –revival-.

Peccato perché il –capo- cominciava proprio a prendere in mano la Delta, vettura per lui completamente nuova, e alla fine sono certo che qualche tempo ci sarebbe scappato: avventura finita quindi e mesto ritorno ad Arezzo. Per l’ultima notte l’Organizzazione ci ha messo ha disposizione una Ford Escort di serie, ma non era più la stessa cosa. Al mattino, quando sono rientrato in camera solo soletto, mi sono posto la classica domanda:”Ed allora Perissi, che effetto ti ha fatto? Ti è per caso tornata la voglia di correre?” Ma senza alcuna esitazione la risposta è stata negativa. Non ho avuto paura, quella no, mi sono anche divertito ad essere sincero, ma la voglia di ritornare sul sediolo di destra non mi è proprio ritornata e sono contento così.

 

Maurizio Perissinot


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