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HENRI TOIVONEN, PUNTA DI DIAMANTE NELLA PATTUGLIA DEI FINLANDESI VOLANTI, HA SCONFITTO SE STESSO E LA CABALA ANDANDO A VINCERE UN COSTA SMERALDA CHA HA VISTO GLI ITALIANI IN DIFFICOLTA’. GRAN GARA DI ANDREA ZANUSSI, SPAVALDO NEL RIMANERE DAVANTI A CERRATO E TABATON E NEL –RISCHIARE- DI VINCERE LA GARA QUANDO TOIVONEN HA AVUTO I SUOI PROBLEMI. PROVA OPACA DI EKLUND CON LA METRO 6R4 E BUON QUINTO POSTO DI MAURO PREGLIASCO. IN GRUPPO A NIENTE DA FARE CONTRO MOSCATO E LA SUPER AUDI COUPE’. NELLA ROULETTE DEL GRUPPO N ESCE IL… 205, PER LA GIOIA DI SOTTOSANTI.

 

 

 

 

 

Quel muretto, lassù sull’Isuledda, alle estreme propaggini di una terra bella che lì diventa anche selvaggia, Henri deve esserselo rivisto più di una volta. Come in un brutto incubo.

Un anno fa, contro quel muretto si erano infrante le sue speranze di doppietta nel Costa Smeralda e, assieme a due costole, aveva rischiato di incrinarsi anche il feeling con il Team Lancia. Così non dev’essere sembrato vero ad un Toivonen superbo sentire la sua Delta S4, fino ad allora perfetta, perdere colpi. Proprio sull’Isuledda.

Sembrava dovesse ripetersi la maledizione che non voleva uno stesso pilota vincere più di una volta la gara di salotto sarda e, soprattutto, che non voleva una vettura con i colori dello sponsor di sempre prima sulla pedana del porticciolo di Porto Cervo.

Invece i dieci minuti accumulati nelle due tappe precedenti ed il minuto e mezzo perso da Andrea Zanussi nella seconda per la rottura di due semiassi sono bastati a fare la differenza.

Cioè a consegnare nelle mani di Toivonen un successo più che legittimo, un successo che il finlandese ha costruito prova per prova, dando dimostrazione di una superiorità così netta da far passare in secondo piano considerazioni (senz’altro comunque veritiere) sulla superiorità del materiale a sua disposizione rispetto a quello affidato ai galletti di casa nostra.

Dal confronto con Toivonen infatti i nostri piloti sono usciti, tutto sommato, con le ossa abbastanza rotte e questo vale soprattutto per gli altri due lancisti, Cerrato e Tabaton, perché Zanussi ha avuto dalla sua la scusante di un mezzo inferiore ed il plauso di una gara da vero campione.

Se Toivonen  ed il fido Sergio Cresto hanno mostrato una superiorità a dir poco disarmante, quasi Henri passasse in ogni curva con una marcia in più rispetto agli altri, è anche vero che Cerrato e Tabatono, a parità teorica di macchina, hanno disputato due corse che forniscono molti spunti di riflessione.

Il primo, comunque ad entrambi, è la difficoltà da loro mostrata nel tenere il passo di Toivonen. E questo fa capire come il limite delle attuali gruppo B da assoluto sia davvero elevato, tanto da essere difficile da raggiungere persino per gente del loro livello. Cerrato e Tabaton arano al loro primo impegno agonistico con la Delta sulla terra e che non fossero quindi in grado di sfruttare la vettura al massimo lo ha fatto capire soprattutto Cerrato, molto più lontano a livelli di tempi da Toivonen di quanto non lo fosse stato una anno fa quando, con la 037, se la giocava ad armi pari con il finlandese.

Ancora meno giudicabili Tabaton, alle prese con una Delta così ricca di problemi da far pensare ad un ginepraio e resa ancora più difficile da una intesa ancora tutta da trovare fra assetto e pneumatici Michelin. Così la gara più bella ha finito per farla Andrea Zanussi, un ragazzo che al nostro avviso meriterebbe di cominciare subito a fare esperienza nel Mondiale e che, perlomeno, meriterebbe una evoluzione due.

Forse, in questo caso, adesso staremo parlando della sua vittoria…

Ed il risultato del friulano è tanto più importante se lo si giudica nell’ottica del C.I.R/Open, che ora lo vede autorevole candidato al ruolo dello sfidante di Cerrato.

La meteora Toivonen ha comunque lasciato polvere di…stelle negli occhi di tutti. Compreso quel Peer Eklund che ha arrancato per poche prove con la balbettante Austin Metro 6R4 prima di mettersela in testa e, comunque, senza aver mai dato l’impressione di poter impensierire non solo Toivonen, ma nemmeno gli altri del quartetto di testa.

Dietro ai big si è messo in evidenza un Mauro Pregliasco che, non appena si rivela importante l’esperienza, non delude mai.

Partito piano, per sua stessa ammissione, Pregliasco ha lasciato sfogare Cunico, autore di alcune belle prestazioni –scratch- e poi ha tranquillamente controllato un Massimo Ercolani incapace di dare qualche cosa in più alla 037.

Ancora sfortunata per Chiti, fermo già alla prima prova per un guasto.

In evidenza poi l’inglese Fielding, nei primi sette/otto finché è stato in gara con una Metro lontana parente di quella di Eklund, ed i locali Carlino e Mura.

In gruppo A Moscato ha fatto quanto gli si chiedeva, cioè ha vinto senza mai andare a cercare i tamponi con una macchina che è arrivata la sera prima delle verifiche…

Alle sfortune di Caneva, Fabbri e di Turri bravo, Milanesi ha contrapposto sfortune che lui si è forse propiziato, risultando comunque l’unico capace di andaread insidiare (almeno a livelli di tempi) lo strapotere  Audi.

Così ha finito con il trarre tutti i vantaggi da una gara veloce e regolare il buon Massimi Maneo, secondo in campionato dietro a Marini dopo la gara sarda.

Nella roulette del gruppo N, fuori Porcellana, Zimbelli ed una Riva che sembra l’ombra di quella dello scorso anno, vittoria per il giovane Sottosanti.


 

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