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HENRI TOIVONEN, IL PIù GIOVANE FINLANDESE VOLANTE NON VUOLE ESSERE UNA SECONDA GUIDA, MA NEMMENODIVENTARE UNA SUPER-STAR A TUTTI COSTI.
Spesso avere un padre famoso, anzi famosissimo, è più un problema che un reale vantaggio, ma Henri Toivonen non ha mai lasciato che suo padre, il grande Pauli, vincitore anche di un contestatissimo  rally di Montecarlo, influisse troppo nella sua carriera. Lui, appena al secondo anno come pilota accasato, ha già un record: è il pilota più giovane che abbia vinto un rally di campionato del mondo, è successo  lo scorso fine Novembre al RAC inglese. Prima ancora aveva assicurato alla Talbot la prima vera vittoria internazionale conquistando l'Artic Rally nel suo Paese natale, la Finlandia. Che cosa significasse tutto ciò l'ha capito dopo, quando si è imbattuto nel mostruoso apparato della Talbot.

Toivonen continua ad imparare, cioè impara dagli errori del suo approccio ad una gara, negli errori nello stile di guida, impara dal lavorare con diverse persone; persone come l'eccezionale Guy Frequelin, il rallysta "autodidatta" che pare sarà il nuovo campione alla fine dell'anno. E' chiaro che la vittoria al RAC gli ha dato una speciale fiducia per affrontare il futuro. Sa di avere scelto la professione giusta e non lo deve più provare a sé stesso. La qual cosa gli dà una pace interiore che lo aiuta a progredire. Il figlio maggiore di Pauli è sulla strada giusta per superare il padre, se la carriera di Henri dovesse inaspettatamente fallire, il giovane fratello Harri gli succederebbe in tutti i modi...

 

C'é stato un periodo nella tua vita in cui sei stato lontano dai rally?

"Sì, i primi due anni , penso! La prima volta che mi resi conto che ero coinvolto nel rallysmo è stata all'età di sette anni. Eravamo al 1000 Lakes e mio padre stava provando con la Porsche. Io ero seduto vicino a mio padre. Nei sedili posteriori della macchina sedevano mio fratello Harri e la mamma. Mio padre guidava molto concentrato, cercando di imparare le curve, poi improvvisamente il mio fratellino disse che voleva andare nella foresta. Mio padre disse di smetterla così che mia madre e mio fratello (che aveva solo tre anni) scesero dalla macchina mentre noi continuammo a provare per un'ora ancora. Il babbo provava sempre da solo, così che io sedevo lì, senza dire nulla. Mi resi conto che il rallysmo era per me".

 

Quale era l'effetto di tuo padre sulle persone in Finlandia, in che misura le persone interessate ai rally si rendevano ciò che stava facendo?

"Mio padre ha sempre fatto le cose nel modo più impegnativo. E' molto buffo pensare il modo in cui ha cominciato con i rally. Era il meccanico di un tizio completamente ubriaco il giorno in cui doveva partecipare ad una gara sul ghiaccio. Così mio padre ebbe l'opportunità di guidare,vincendo quella gara. Le cose erano difficili, ma lui ha sempre tentato di fare le cose lealmente. Ecco perché è stato un solitario e io credo che abbia dato molto al rallysmo finlandese. Ha guidato almeno tre tipi nuovi di macchine in Finlandia, come la Sunbeam Imp., la Simca Rally e la Avenger. Era l'imperatore della Chrysler a qull'epoca ed aveva un team rally privato. Oggi ha una concessionaria Audi/VW in Kereva. Quando mio padre importava Talbot e Chrysler coltivava sempre il sogno di sviluppare un'attività familiare. Adesso ha degli affari a Jarvenpaa dai quali mi occuperò poi io. E' molto buffo perché si può vendere un tipo di macchina molto facilmente in una parte della Finlandia e non venderlo per niente in un'altra. A volte dipende dalla personalità del concessionario, ma spesso è l'adattamento locale della macchina. La Datsun è fantastica in Lapland, perché si mette in moto quando è freddo, proprio così".

 

Così quando tu e tuo fratello smetterete di partecipare ai rally potrete dedicarvi agli affari?

"Sì, Harri sta ora lavorando per mio padre in Kereva, occupandosi di piccole cose, imparando a come vendere auto ma prende parte durante il giorno all'organizzazione della squadra ad Helsinki. Quello di Harri non è un vero lavoro a tempo pieno. Lui può sempre andare a lavorare sulla sua macchina da rally. Adesso il rally è il futuro. Ha in programma almeno due rally internazionali entro la fine di quest'anno, forse l'Hunsruck e il RAC ma quest'ultimo dipende come andrà al 1000 Laghi quest'anno".

 

Oggigiorno quando Alen ha successo in un rally, la maggior parte della Finlandia lo sa il giorno dopo. Era così anche all'epoca delle vittorie di tuo padre?

"E' strano, oggigiorno le riviste automobilistiche non dedicano tanto ai rally internazionali come un tempo. Ricordo quando mio padre o Timo Makinen guidavano all'estero tutte le riviste erano piene dei loro avvenimenti che, però, non si vedevano mai nei quotidiani normali. Ora è l'opposto".

 

Che effetto ha avuto in Finlandia la squalifica della Mini a Montecarlo nel 1966?

"Devo dire che avevo dieci anni allora e non potei seguire la storia. Quattro anni più tardi, quando iniziavo ad andare sui Karts ho letto tutto a questo riguardo e devo dire che la stampa finlandese non disse abbastanza. Dissero che la Citroen aveva protestato contro le Mini e aveva pagato un sacco di soldi. Poi una settimana più tardi dicevano semplicemente che le MIni erano contro le regole. La gente che aveva letto la storia originaria stava aspettando per un seguito appropriato della storia, senza mai ricevere una giusta spiegazione. E' stato brutto che non ci siano state storie raccontate da Timo o da mio padre. Tutte le riviste che si interessavano di auto sono in ritardo di un mese e mezzo se paragonate a quelle straniere. E' molto buffo perché tutte le volte che io ritorno in Finlandia i miei amici mi vengono a trovare solo per sapere che cosa è successo. Poi scrivono ai loro giornali locali e danno loro la storia, così che questi hanno il resoconto quasi un mese prima delle riviste specializzate".

Qual'è la prima volta che tu hai partecipato ad un rally?

 

"E' stato nel 1975, al 1000 Laghi su una Simca Rally 2, Gr 1 1300cc. Come inizio è stata una macchina fantastica. Aveva una giusta potenza ed era stabile al punto giusto per una macchina da rally. La scuola mi aveva dato sette giorni di permesso per la manifestazione ed arrivammo alla sesta prova prima della fine quando c'era la prova Myhinpas. C'erano molti sobbalzi e avevo appena domandato al mio meccanico se la macchina rispondeva bene ai sobbalzi, e lui aveva detto di sì! Rompemmo il paracoppa e danneggiammo completamente la pompa dell'olio. E rimanevano solo sei prove alla fine...".

Quale è stata la tua impressione quando guidavi in quelle famose prove?

"Beh, la Simca era una macchina molto silenziosa ed io ho avuto molti problemi con gli spettatori che si mettevano sulla via. La mai prima impressione al primo rally fu la convinzione che non sarei mai diventato un rallysta, perché non potevo seguire ciò che diceva il mio co-pilota, mi pareva che fosse molto difficile. Avevo fatto gare su ghiaccio prima e pensavo se ero in grado di prendere le mie decisioni come sul circuito, potevo fare molto meglio. Mi piace usare la mia tattica quando posso vedere le altre macchine, non dopo 35 km quando si pensa di aver guidato molto velocemente e ci si rende conto di essere stati un minuto più lenti di chiunque altro".

 

A quell'epoca trovavi difficile lavorare con un altra persona, ma ora?

"Ora, sei anni dopo, penso sia molto piacevole, specialmente se si ottengono buoni risultati. Si ha qualcuno con cui dividerli. E' una sensazione fantastica, veramente fantastica  perché immediatamente si ha qualcuno che ti può dire che ce l'hai fatta".

 

Così pensi che il rallysmo sia il miglior tipo di sport automobilistico?

"Si, l'ho pensato molte volte. Persino lo scorso anno pensavo che correre in gara fosse bello, ma che duri poco. Ci si concentra al massimo per una settimana. Cinque giorni prima della gara si fanno delle prove per controllare il cambio così come le gomme in modo da sentire la macchina. Poi si ha un'ora di gara ed è finito. Mentre per il rallysmo, beh, ci si allena con se stessi. In tre giorni di rally si fora molte volte, si hanno un sacco di piccoli problemi e si può diventare depressi. Forse dopo tre prove ci si sente felici di nuovo. Poi ancora tristi e poi felici di nuovo. Quando si finisce il rally si è sempre soddisfatti. Non mi interessa molto se sono settimo o ottavo, se ho avuto molti problemi; sento che ho vinto con me stesso solo per il fatto che ho terminato. Penso che la sfida più grossa nel rallysmo sia superare se stessi".

 

Qual'è stato il tuo più grosso problema quando hai vinto il RAC Rally?

"E' stato quando ho forato due volte nella stessa prova; stavo per perdere le staffe. Ma quando ero ancora in Finlandia, prima del rally, tutte le notti, prima di andare a dormire mi dicevo che avrei dovuto attenermi alla mia tattica, qualunque cosa fosse successa. Avevo progettato che quando fossi arrivato alle prove nello Yorkshire avrei iniziato il rally e avrei attaccato a Kielder. Fu nello Yorkshire che forai. Me ne resi conto quando stavo per fare qualche sciocchezza quando mi ricordai quegli esercizi mentali. Mi ricordai di non essere lì per divertimento. Che era il più grosso problema che avevo. Somo stato così felice quando giungemmo alla sosta di Windermere ed ero terzo. Avevo paura se non avessi guidato piano non sarei nemmeno entrato nei primi cinque. Ma ero così felice perché sapevo che la mia tattica era giusta e stavo guidando sperando di rimanere terzo. Non ho mai pensato di poter vincere il rally".

Quando ti sei reso conto di essere in testa che cosa hai pensato?

"E' stato un "panico grandissimo". Questo per una prova, poi alla fermata per l'assistenza. Quando andai nella foresta successiva mi dissi che se Mikkola stava rimontando non era poi una disgrazia essere dopo di lui, così non dovevo preoccuparmi. Ecco ciò che ho pensato. Più tardi, quando raggiungemmo le prove nel Galles e Hannu non rimontava, dovetti parlargli per sapere quali erano i suoi piani. Alla prima delle prove gallesi ero veramente nervoso e feci un testa coda alla seconda curva. Rimasi fermo senza avere la minima idea di come dovevo sedere e di dove fossero i pedali. Mi stavo facendo prendere dal panico. Poi, dopo la quarta prova, stavo controllando il mio tempo e aspettavo Hannu. Finalmente arrivò, due minuti dopo. Ma aveva iniziato due minuti dopo? Pensavo che forse aveva iniziato tre minuti dopo! Poi ci furono tre prove consecutive così che non potei aspettare per chiedergli che stava succedendo. Rimasi a domandarmi se avrebbe rimontato su di me. Non c'era nulla che io potessi fare per guidare per tre prove e mantenermi calmo. Dopo potei domandare di quanto Hannu era davanti a me e avremmo di conseguenza preso nuove decisioni. Hannu aveva avuto un testa coda proprio nello stesso luogo dove lo avevo avuto io e stava facendo lo stesso tempo nelle prove. Allora mi rilassai molto di più".

 

E dopo giunse la nebbia?

"Pensai per un momento che Hannu sarebbe andato più veloce con la nebbia, ma pensai anche che Hannu non era abbastanza pazzo da tentare qualche sciocchezza quando era ancora secondo. Spesso con una Escort RS se si comincia a guidare molto forte, si guiderà più lentamente se si guida rilassati. Penso che Hannu stesse lavorando sodo, ma lui era anche difficile da capire. Noi non marciammo mai velocissimi, ma ancora eravamo cinquanta secondi più veloci di Hannu".

 

Qualche altro particolare ricordo del RAC?

"Si, quando giungemmo a Windermere, ed io ero terzo, telefonai a mio padre a casa per dirgli che ero terzo.

Tutto ciò a cui potevo pensare era che ora avevo una possibilità di essere un pilota di serie A! Penso sempre quando telefono a mio padre che lui stia guidando con me. Mi ricordo ancora di quando giunsi alle ultima quattro prove nella foresta di Dean; la prova sembrava così lunga. C'era ancora molta strada alla fine e ad ogni miglio mi domandavo di quanto si doveva andare avanti prima della fine. Tenevo in mano la leva del cambio perché pensavo che il cambio sarebbe uscito certamente qualcosa. Stavamo andando così piano che il mio

co-pilota, Paul White, disse che il suo cane poteva andare più veloce di me. Naturalmente, mi ricorderò sempre il finale del rally e della premiazione, che è stata un sogno. Si ha sempre bisogno di qualcuno o di qualcosa che ti dica che sei bravo, questo per darti fiducia, la vera fiducia. Il RAC lo ha fatto per me".

 

Che cosa pensi della Talbot?

"Io penso che la Talbot sia la migliore macchina che si possa troverà. Io guido lo stesso tipo di macchina in Finlandia, così è un buon allenamento. La macchina in se stesso è affidabile e lo è diventata molto presto nella sua carriera di competizioni. Mi aspettavo che avremmo avuto alcuni grossi problemi, invece ce ne sono stati alcuni poco rilevanti. E' abbastanza veloce".

Quale è stata la reazione quando hai vinto l'Artic?

"Anche se fu la prima vittoria internazionale della Talbot, mi parve fosse un piccolo rally. Pensavo che non ci fosse molto più della pelle di renna come premio. Quando giunsi in Inghilterra e vidi tutti i giornali e sentii di aver fatto qualcosa di fantastico. Poi notai che la Talbot stava facendo qualcosa di ciò. Sembrò veramente che la Talbot stesse per lanciare una grande campagna pubblicitaria da allora in poi; sfortunatamente pare stia finendo in quanto la Sunbeam sarà chiusa".

 

Lavori bene con Guy Frequelin?

"Frequelin è un amico. Noi lavoriamo realmente assieme. Guy lavora così duramente quando prova che a me non rimangono molte possibilità di lavorare. Siamo molto vicini quando giungiamo alle assistenze e siccome lui lavora sempre per sé,e con tanta lena, è difficile per ,me trovare i meccanici."

 

Nel tuo contratto con la Talbot sta scritto che sei secondo a Guy?

"Non dice nulla di ciò. Ovviamente, se Guy è in testa io sono terzo, e sono pronto a conservare il mio posto. Sono sempre molto consapevole degli interessi della società ma ciò non significa che io sia supercontento di essere il secondo del team".

 

Pensi che Guy abbia il carattere per essere il campione del mondo?

"Bhe, al momento pare ce l'abbia, ora sta avendo il suo momento. E' un pilota su cui fare affidamento, E' molto buffo credere quanto bene stia andando perché se avete notato egli usa traiettorie da corsa in pista anche su strade sterrate. Si concentra per i rally come per le gare di velocità. Sta nella sua stanza e non parla con nessuno. Non è una buona compagnia quando si fanno lunghe gare. Penso si debba giocare a tennis o qualcosa del genere se si lavora dodici ore il giorno. Ma pare che un buon pilota di velocità possa essere un buon pilota di rally".

 

Credi che lui consideri se stesso prima come pilota di velocità poi come pilota di rally?

"Si, credo di sì. Quest'anno non ha fatto molte gare e forse non potrà fare entrambe le cose con il nostro programma. Ed ora sono ormai molti anni che partecipa ai rally".

 

Credi che la tua amicizia con lui possa unire l'aspetto inglese e quello francese della Talbot?

"Devo dire che c'è sempre qualche screzio: è molto naturale con diverse nazioni con diverse politiche e naturalmente la mentalità completamente differente. Non ci si può aspettare che i due paesi lavorino insieme senza qualche problema. Pensavo che essendo uno straniero non sarei stato coinvolto in questa disputa tra Inghilterra e Francia, ma poiché sono finlandese la gente pensa che io sia dalla parte degli inglesi".

 

Pensi che gli inglesi siano dalla tua parte?

"Si, per quella ragione. Penso di essere come gli inglesi anche se il mio nome finisce con la "i". Sono troppo giovane per essere coinvolto a fondo. E' una sensazione molto buffa per me. La gente pensa che io sia molto orgoglioso e mi senta una super-star ed io ho perso un sacco di amici proprio per il fatto di possedere una bella macchina da strada della casa. Pare che la gente pensi tanto al denaro così che si perde l'amicizia che ha molto più valore. Mio padre mi ha sempre insegnato che la verità fa male solo per poco. Se qualcuno pensa che io sia una super-star vorrei che me lo dicesse personalmente. Faccio dei rally in giro per il mondo perché mi divertono, non per diventare una super-star. Quando non mi divertiranno più, mi fermerò...".


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