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DICE - E SI VEDE - che è stanco. I partecipanti al cocktail  organizzato dalla Rothmans a Draguignan ("con la presenza di Henri Toivonen", c'è scritto sull'invito) immaginiamo che sia per lo stressante programma di gare che sta portando avanti quest'anno. Il finlandese si dimostra affabile e anche scherzoso. Risponde educatamente...

 

...a tutti: al giornalista sconosciuto e all'altro ufficiale francese che fa da padrone di casa nel "Rally 1000 Piste". Parla del nuovo motore della Porsche, ancora affinato, che pare sviluppi tanta potenza in più degli attuali 290 cavalli, racconta di Ypres, dove ha vinto pochi giorni prima e afferma che vuole vincere il rally francese che inizia il giorno dopo. Desiderio che riuscirà a soddisfare. La stanchezza però è palese quando si lascia cadere, letteralmente, sulla sedia per mangiare qualcosa, tra gli ulivi della collina di Draguignan.

Qualcuno versa poi da bere e lui, il "campione giovane", alla sua diciasettesima fatica stagionale, con un gran voglia di vincere, vuole a tutti i costi avere l'ultimo goccio della bottiglia ormai vuota del "Cote de Provence". Perché "Dice un proverbio finlandese che se si beve il fondo della bottiglia, è maschio," è la risposta sorridente. Allo sguardo interrogativo risponde poi con un gesto eloquente. Sua moglie Erja è rimasta a casa, a Helsinki, in attesa di un figlio che dovrebbe nascere da un momento all'altro.

 

La "stanchezza" nasce anche da lì. Gli impegni debbono essere rispettati, ma è duro rimanere lontani dalla famiglia in certe occasioni. "Quando è nata la mia primogenita, che adesso ha un anno e mezzo, sono stato accanto a mia moglie e mi piacerebbe farlo anche questa volta". Poco prima di partire per il sud della Francia c'era già stato un primo "allarme", -"ma poi è rientrato, - racconta Toivonen - ed ora siamo agli sgoccioli.

Ho trascorso l'altra notte ad accarezzare mia moglie che aveva dolori". Insomma c'è il rischi che la conversazione scivoli su una tenerezza insolita.

 

Il navigatore-Porsche, Ian Grindrod, sembra voler far cambiare tono facendo domande sulla gara e sulla macchina. Così ritornando ai rally, la tentazione di approfittare della atmosfera rilassata dell'occasione è irresistibile e viene fuori la classica domanda che comincia a circolare di questi tempi: che cosa farai l'anno prossimo? "Si decide più o meno tutto ad Agosto, di solito - dice Henri - certo vorrei non avere più impegni di quest'anno, con campionato europeo e gare mondiali che si susseguono".

 

Chiedere che cosa preferisca fare tra i due programmi è superfluo. Chissà se sa già qualcosa a proposito della Lancia? "No. So che hanno cominciato a far camminare la nuova macchina e che ha dei problemi al cambio, ma non ne so nulla ancora".

- Ma è possibile che nel 1985 tu sia esclusivamente pilota Lancia?

Alza le spalle. Poi, senza parlare, ma controllando che il rappresentante dello sponsor Rothmans vicino non lo stia osservando, fa chiaramente segno affermativo col capo.

-Sei soddisfatto della stagione, a questo punto? "In parte si  e in parte no. Potevo avere qualche risultato di più, forse. Ma è anche vero che all'inizio dell'anno non ci credevo molto di ritrovarmi in testa al Campionato Europeo".

Già strano destino quello di Toivonen in questo 1984: chissà cosa darebbe per una vittoria con la Lancia nell'europeo. Capone, il pilota Lancia nell'europeo.

"Capone è bravo. Un po' scostante, però grande pilota, veloce e sicuro. Forse deve maturare ancora, ma è certamente uno dei piloti che è emerso di più e meglio negli ultimissimi anni".

 

Si finisce così di parlare di piloti, ma non dei "top", degli altri. Di quelli che aspirano a entrare nell'olimpo del volante. E essendo lui il "giovane" per eccellenza, la cosa è indubbio interesse. Alla domanda precisa si ferma un attimo poi pronuncia qualche nome, non tanti Eriksson, Andervang, Torph, Biasion, poi ne aggiunge uno, ma subito dopo dice che non sta bene indicare il proprio fratello. Datogli atto di questa correttezza val la pena di dire che argomenta il giudizio sul fratello dicendo che "è certemente velocissimo, ma molto pigro".

"E poi - continua - per affermarsi non bisogna soltanto essere veloci. Occorrono altre cose, difficili da definire. Per esempio la disponibilità al sacrificio, la voglia di vincere, e anche una certa "immagine" del vincitore". E' ora di andare, il boss Richards viene a chiamarlo per provare qualcosa sulla macchina.

 

Toivonen si alza, dicendo cordialmente che deve imparare meglio l'italiano. Racconta che anche Cesare Fiorio  gli chiese di imparare la nostra lingua al momento di raggiungere l'accordo per le gare di quest'anno. Ridendo aggiunge che mise in pratica il consiglio del "capo" Lancia chiedendo, pochi minuti dopo - risolte le questioni tecniche -in perfetto italiano: "voglio più soldi". Le vittoria venute con la Porsche hanno evidentemente dato parecchia grinta all'ultimo "finlandese volante" , che ammette di avere un solo grande desiderio: vincere a casa sua, a Jivaskyla, sede del "1000 Laghi". Eppure, in quella giornata di Luglio, sotto gli ulivi di un giardino di Provenza, il suo pensiero era un'altro. Tanto che quando gli è stato raccontato che, al contrario del motto finlandese, un proverbio ligure vuole che nasca una figlia a chi finisce la bottiglia, Toivonen è tornato indietro, dicendo: "No, no, abbiamo già deciso il nome: Marco o Markuuus"


 

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