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Alla scoperta del nuovo toivonen.

 

le due vittorie del Rac e del Montecarlo con la delta s4 hanno sfornato un rittratto inedito del pilota finlandese. cosa lo ha trasformato da velocissimo ma poco affidabile a dominatore? Lo spiega lui stesso in questa intervista "a caldo" dopo il trionfo monegasco.

MONTECARLO: La sua vittoria ha già un posto assicurato nell'albo d'oro del rally di Montecarlo, ma non ancora nella sua memoria personale. Sono le nove del mattino di venerdì 24 Gennaio: Henri Toivonen, nuovo "re" del Principato, fa fatica a riallacciare passato e presente. Nella calma improvvisa della stanza 922 dell'hotel Beach Plaza la moglie risponde per lui alle continue telefonate di felicitazioni, mentre la figlia Arla, ancora sotto le lenzuola, divide la sua attenzione fra il biberon e la maglietta del padre, che stringe con la mano libera. Il nostro arrivo per l'intervista concordata all'arrivo lo distrae dalla sequenza di immagini che ancora discorrono davanti agli occhi, in visione riservata. Il tema principale è certamente il colpo di coda con cui il personaggio Toivonen si è trasformato da meteora- scassa macchine a velocissimo- regolatore nel giro di due soli rally vinti con la Delta S4. Ed è anche il tema del primo argomento toccato dalla nostra conversazione: ma cosa è successo, veramente, a questo Toivonen reduce da una doppietta Rac-Montecarlo cinque anni più tardi dalla prima e unica vittoria, datata Rac 1980?

 

"E' stato l'incidente al Costa Smeralda di un anno fa-L'immediatezza con cui risponde la dice lunga su quante volte se lo sia chiesto lui stesso- la paura che quell'incidente potesse chiudere la mai carriera di pilota di rally. Non potevo "davvero" aver sbagliato quella curva mentre ero indisturbato in testa a un rally importante come quello. Sentivo che tutti lo pensavano e me ne sono convinto automaticamente. Non era possibile continuare i quel modo. Avevo sempre gareggiato puntando al successo alle prove speciali, una dopo l'altra. Era questo che mi interessava. Ogni miglior tempo parziale era me una vittoria vera e propia, tanto che la concentrazione se ne andava non appena avevo raggiunto il controllo orario e vedevo che ero stato molto veloce. Forse è successo anche in Costa Smeralda, dove invece che concentrarmi su una gara di controllo della mia prima posizione ero probabilmente a caccia di altri tempi record nelle speciali. L'incidente mi ha insegnato molto. Ho avuto un sacco di tempo per pensarci, da solo, nel mio letto di ospedale prima in Sardegna e poi in Finlandia: le gare si vincono con la continuità, e ciò non pregiudica assolutamente la velocità nelle prove"-Forse avevi paura di perdere fiducia dei tuoi capi? "Uhm, domanda molto difficile... Non solo paura. Paura di avere sbagliato strada. Pensavo che non sarei riuscito facilmente a cambiare modo di fare perchè sono un uomo libero, perchè non ce l'avrei fatta mai a piegarmi a un modo di pensare diverso da quello suggerito dalle mie sensazioni momentanee. Ma era un errore anche quello. Ora scherzo come prima, ma con il cervello sempre che sta per iniziare, o meglio sulle prove che ancora devo affrontare. La mia libertà non è per niente limitata: né da me né dagli altri. Mi sono semplicemente accorto che questa è la via da seguire: prevedere i problemi prima ancora che questi si verifichino, non solo affrontarli quando sono già accaduti"- Chi è stato il principale artefice di questo cambiamento radicale? "Direi sopratutto io. Tanti dicono che era ora che accadesse: lasciatemi almeno la soddisfazione di averne il merito"- Eppure il team Lancia è certamente molto attento a tutto ciò che circonda un suo pilota. E' possibile che questo modo di fare non abbia alcune influenza su di te?"Al contrario, ne ha tantissima. No, non volevo dire il contrario... Intendevo dire che il cambiamento del mio modo di correre è arrivato da dentro di me, ma non posso negare che la cura con la quale la mia squadra circonda i suoi piloti abbia una grande influenza sul modo di comportarsi in gara" -Per un uomo libero come ti definisci, la "cura" con la quale sei seguito dalla tua squadra non è mai un fastidio? "Può esserlo magari nel momento in cui qualcuno ti suggerisce di andare a letto presto perché il mattino seguente bisogna partire all'alba. Ma è sempre un fastidio limitato, che scompare non appena pensi a quanto importi siano certi dettagli per raggiungere la forma migliore in una gara lunga e faticosa" -Dettagli che spesso sono i navigatori ad aiutare  a ricordare. Tu recentemente di navigatori ne ha i provati due nuovi e con entrambi hai vinto... E questa la ricetta giusta? -(ride) "Non andiamolo a dire a Cresto, che con me deve gareggiare tutta una stagione... No, scherzi a parte. Sia con Neil Wilson sia con Sergio mi sono immediatamente trovato bene. Con Sergio mi aspetta un'intera stagione e la cosa mi fa soltanto piacere, perché con lui mi trovo benissimo tanto dal punto di vista professionale quanto da quello umano. Ma il mio divorzio da Juha Piironen è arrivato a sorpresa per me: ero impegnato dal servizio militare in Finlandia, e ho saputo che lui aveva deciso di tornare a correre con Kankkunen sulla Peugeot. Ho dovuto adattarmi, ma non era nei miei progetti..."

 

-La gente pensa ai finlandesi come a gente "fredda". Tu invece lavori con una squadra italiana, che è tutto l'opposto della freddezza. Come ti ci trovi?

"Benissimo",è una domanda fin troppo felice. Da un punto di vista tecnico chiunque si troverebbe bene: il team non smette un momento di farti sentire appoggiato, nelle mani di gente che di tecnica non deve imparare niente da nessuno. Chi è il pilota che non vorrebbe trovarsi nella stessa situazione? Ma per me il discorso vale anche  da un punto di vista umano. Per me è importante sentirsi appoggiato da persone di fiducia anche al di fuori dai problemi esclusivamente legati alla vettura e alla gara, il team Lancia in questo senso è imbattibile.

E' come in una grande famiglia, anche se capisco che tutto ciò suona come una grossa banalità. Ma è vero. La sensazione che vince tutte le altre è che tutti stanno lavorando per un obbiettivo comune, all'interno del quale il compito del pilota è particolarmente importante. Anche per un finlandese è una situazione eccezionale; almeno lo è per me".

-Due vittorie di fila, all'esordio della delta S4 nel mondiale. Questo è un momento eccezionale per Henri Toivonen: lo aspettavi?
"Sì. Senza dubbio. Quando le cose andavano bene mi chiedevo perché non ce la facessi a materializzare  quanto di buono c'era nel mio lavoro. Capivo anche che spesso si trattava di miei errori, ma non ho mai smesso di pensare che anche questi sarebbero finiti e che le cose avrebbero preso una piega molto migliore. Questo è uno dei momenti in cui nella vita si raccolgono dei frutti, niente di più".

-Ma ti da gioia?

"Fino alle lacrime. E' un momento estremamente positivo, in cui tutto sta girando per il meglio. E' meraviglioso: dà una sensazione di grande equilibrio".

-Durante tutto il rally era abbastanza strano vederti calmo e rilassato, fin dalla partenza. Anche dopo l'incidente è sembrato che tu e Sergio abbiate riguadagnato la calma molto velocemente. Era una sensazione sbagliata?

"E' vero eravamo tutti e due abbastanza calmi. Le prove prima della gara erano andate abbastanza bene, se si esclude il problema di accensioni irregolari cge pareva già risolto. Una volta in gara, tutto andava per il meglio. Si sarebbe trattato di un rally "misto", né tutto di neve né tutto su asfalto e io sapevo che mi sarei trovato bene con tutti quei cambiamenti di fondo. Mi ha fatto un gran piacere notare che era subito nato un buon affiatamento fra me e Sergio, così, anche dopo qull'incidente, una volta realizzato che ce l'avremmo fatta a proseguire c'è voluto poco tempo per tornare alla tranquillità. Anche in quel caso, è stato eccezionale vedere che tipo di lavoro i meccanici siano stati in grado di fare, e in quali condizioni. Era un'altra prova che il team era nelle nostre spalle, che eravamo in buone mani...".

-C'è stato qualcuno che più di altri ha contribuito a darvi sicurezza nel momento dell'incidente?

"Non saprei -si ferma a pensarci- molto ha fatto l'azione dei meccanici, come dicevo: hanno lavorato sulla strada allo stesso modo che se si fossero trovati dentro alle officine Abarth. Per noi era stato un grosso shock: per loro assolutamente no, era difficile non credergli. Più tardi,usciti "interi" dalla prima speciale che abbiamo fatto con la vettura appena riparata, c'era Cesare Fiorio: gli ho detto che mi faceva molta paura l'assetto mancante all'avantreno, e lui ci ha risposto di non preoccuparci e di pensare soltanto a guidare in tutta sicurezza, che la vettura sarebbe stata riparata alla perfezione più tardi. Lui sa come essere convincente...".

-Parliamo di Fiorio. Tu eri forse il più veloce rallista in potenza, ma un paio di anni fa non potevi vantare un gran che in fatto di risultati. Fiorio ti chiese di guidare la sua 037 ufficiale al Rally del Portogallo: perché, secondo te, credette così ciecamente in Toivonen?

"Non so. Me lo sono chiesto molte volte. Già qualche tempo prima mi aveva detto che avrebbe sempre avuto una vettura per me e alla vigilia del Portogallo raccolsi la sua offerta. Mi sembrava di vivere un sogno eccezionale, poi tutto finì in un'uscita di strada dopo che avevo vinto le prime sette speciali del rally. Pensavo che tutto sarebbe finito lì, e invece tutto è andato avanti, fra altre delusioni mie e della squadra ma senza che nessuno me le abbia mai fatte pesare. Ma non sapreì dire perché tutto questo è successo. Non riesco a chiedermelo più di tanto, lo  prendo come un grandissimo regalo".

-Ora si apre un campionato mondiale nel quale la Delta S4 ha già dimostrato di avere tutte le carte in regola per vincere. Che sensazione è per un pilota il fatto di trovarsi coinvolto in questa lotta sapendo di avere alle spalle lo spessore di un team Lancia?

"Dà ovviamente una sensazione di grande sicurezza. Il team è il massimo che ci si possa apettare, la vettura sembra andare molto bene, tutto è perfetto. Ma sarà una lotta durissima, perché anche in Peugeot possono vantare le stesse caratteristiche. Non so e non posso certamente dire se la Delta S4 sia più o meno veloce, o affidabile, della 205 Turbo 16: nessuno lo può dire. Ma certamente le due squadre si affronteranno  su un livello molto simile, non ci sarà un dominatore assoluto come è successo l'anno scorso con la Peugeot. Da un punto di vista strettamente personale posso dire però che ance all'interno del mio team non si avrà vita facile. Markku e Miki sono due piloti incredibili, anche loro hanno la stessa mia macchina...".

-Si può parlare, allora, dei tuoi obiettivi per 1986?

"Mi riesce difficile pensare a un obiettivo vero e proprio. Vorrei fare delle belle gare, è chiaro. Facendo belle gare capita anche di vincerne, e allora arrivano i punti per il campionato del mondo. Ma ora come ora non mi viene spontaneo dire ""voglio diventare campione del mondo""...E un salto molto grande dalla situazione in cui mi trovavo, prima di vincere questi due ultimi rally. Ora vivo la gara per la gar, non più con il desiderio di fare tempi "monstre" nelle prove speciali, ma ancora non faccio progetti a lungo termine. Penso soltanto ad affrontare nel migliore dei modi un rally dopo l'altro. E'il massimo che posso fare: da questo punto in poi bisogna vedere quali saranno le aspirazioni di chi lavora insieme a me..."

 


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