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UN SOLO SUCCESSO MONDIALE, AL RAC, DISTANTE ORMAI QUATTRO ANNI. POCO PIU’ CHE UN RICORDO PER UNO DALLE SUE AMBIZIONI. MA L’85, CON L’ARRIVO DELLA DELTA S4 E LA FIRMA DI UN CONTRATTO CHE LO LEGA ALLA LANCIA PER TRE STAGIONI, POTREBBE ESSERE L’ANNO DECISIVO PER QUESTO PILOTA.

 

 



Le renne, le nevi eterne, i magici silenzi ghiacciati del suo paese per lui hanno significato poco. Troppo importanti le auto, troppo divorante la passione per i rally, inculcata da un padre pilota battagliero cui è mancato proprio poco per entrare a far parte dei grandi delle specialità.

Nel Gotha delle corse su strada invece lui, Henri Toivonen, ha già infilato un braccio, c’è entrato quasi per intero ma ne è stato subito scacciato. Adesso vuole tornarci.

E vuole essere sicuro di giocare la carta giusta dopo anni di vetture sbagliate, poco competitive, inghippi contrattuali. Come spesso accade Henri Toivonen ha trovato il maggior numero di estimatori nel più diverso dalla sua Finlandia dei paesi:l’Italia.

Dopo una vittoria importante ma ottenuta forse troppo presto, al Rac nell’80. Ventiquattro anni soltanto, alcune stagioni con l’Opel sembravano averlo definitivamente escluso dal giro giusto. Poi, dopo alcune belle apparizioni con la Ferrari 308 della Pro Motor Sport..; ecco la mano tesa dalla Lancia, anche se a mezzo servizio per precedenti contratti firmati Rothmans. Subito, in Portogallo, la dimostrazione che lo smalto era ancora intatto ma, purtroppo, che anche l’irruenza, la smania di dimostrare qualcosa, era intatta. Poi, al Mille Laghi, un terzo posto importante per il suo morale ma definitivamente debilitante per un’ernia del disco mai curata. E allora ancora polemiche, insinuazioni sull’impossibilità di Toivonen a difendere un titolo da strappare, guarda caso alla Lancia. Ma lui non fa una piega.

“E non ho intenzione di farne – esordisce parlando una specie di Esperanto anglo-italo-finlandese – perché per me l’85 anche se di transizione sarà un anno importantissimo. Adesso voglio riposare ancora un po’ e guarire perfettamente.

Nell’84 in sette mesi sono stato a casa una settimana. Poi comincerò i nuovi collaudi con la nuova Delta S4 che già Pianta e Alen hanno svezzato più che bene. Sono stato responsabilizzato al massimo e non voglio sbagliare. Porterò la vettura al debutto fuori dall’Italia, al Mille Piste, e poi subitovia per la Finlandia, dove ci sarà anche Markku”.

Dal 1985 che cosa ti aspetti?


“La politica lancia è quella di vincere. Sempre. Anche la mia”.


Ma più realisticamente, quali sono le occasioni che ti si presenteranno?


“Nel mio programma ci sono il Portogallo, Corsica e Acropoli con la 037 tirata al massimo, quella con venti cavalli in più e pneumatici più larghi per intenderci. Con questa vettura si si può puntare a stare nei primi tre in Portogallo, nei primi quattro in Grecia ed in Corsica si va per vincere.

Poi arriverà la Delta e qua sono tutte incognite. In teoria al Mille Laghi, coma a Sanremo, se la macchina non avrà problemi di gioventù potrebbe già permettere già di vincere. Infine sarò della partita anche al Bandama e al rac e qui le incognite sono ancora maggiori. Il 1985 sarà insomma un anno di prova. Non si può dire adesso come andrà. Per quel che ne so la macchina nuova è già velocissima, dunque non resta che sperare in bene”.

E che Henri Toivonen speri in belle cose ed abbia fiducia nella Lancia e dimostrato della firma per due anni, ’85 ed ’86, con ulteriori opzioni l’87. Resta però l’ombra del contratto Rothmans, che Dave Richards si dichiara pronto ad impugnare…

“Sono state riportate mille versioni contrastanti della cosa. Ci tengo a dire una volta per tutte che, se non avessi avuto problemi fisici, Capone avrebbe trovato me sulla sua strada fino all’ultimo. Inoltre devo dire che l’85 ho, è vero, un contratto Rothmans ma è personale e non mi impedisce di fare gare che più mi piacciono. E’ probabile, questo si, che disputi per loro ancora qualche corsa con la Porche in prove non mondiali”.

A proposito di Europeo…

“Quando il dottore ha detto che se non curavo la mia ernia del disco rischiavo grosso ho dovuto fermarmi, a malincuore. Fino a quel momento avevo sperato di vincerlo. Anche se la Porche è una vettura vecchia aggiornata mentre la 037 è stata progettata per correre ed è molto più competitiva”.


E Carlo Capone?


“Very good. E’ un pilota fine, molto sensibile di guida. Aveva più possibilità di me e le ha sfruttate bene. Però non so se senza il mio mal di schiena…”.

E qua viene fuori tutta la voglia di vincere, la fiducia in se stessi che solo i piloti di razza hanno. Però tu Henri, hai vinto sinora una sola gara mondiale, e questo ben quattro anni fa…

“Questo è vero e mi condiziona psicologicamente per certi versi. Nel senso che corro sempre un po’ troppo dietro la vittoria e per questo a volte mi porta a strafare. E’ anche vero che io amo troppo lo sport per potermi condizionare psicologicamente. E’ troppo bello poter attaccare ed avere tutto in ordine, dal cervello ,alla macchina per farlo. Correre dietro al risultato a tutti i costi sarà uno svantaggio ma ha i suoi pregi”.

Uno dei quali è che tu sei considerato uno dei più veloci piloti da rally in circolazione. Ma, a volte, non è scomodo fare la lepre?Non può succedere che diventi un dovere?

“Si ma non me ne preoccupo. Mi basta correre perché, ripeto, io amo troppo lo sport per pensare a risparmiarmi. Quando alla mia unica vittoria posso portare un esempio che mi pare calzante: Ari Vatanen. Pur essendo già stato campione del Mondo lo scorso anno non era certo più un pilota al top. E anche se ha vinto al safari in alcune occasioni, come a San Remo, a parità di vettura io l’ho tenuto dietro. Adesso è di nuovo un re. Ha esperienza, è bravissimo ma, se ci fate caso, continua a cappottare qualche volta…”.

In pochi anni le potenze sono passate da poco più di duecento a quattrocento cavalli così come nei Gran Premi si è passati da cinquecento a mille.

Rally come Formula Uno allora?


“Pressappoco. Solo che in pista non c’è la gente ai bordi. In effetti quello delle potenze è un problema indifferente cui però non trovo giusto porre un limite. La tecnologia avanza ed i piloti bravi continuano ad esserlo. Guardate Mikkola: vinceva con le Escort da 200 cavalli e vince adesso con le Audi da 400…”

Oltre ai problemi di naturale sviluppo, che comunque è facile presumere risolti per la data del debutto, con la Delta S4 tu avrai il problema di non aver mai guidato in gara una trazione integrale…

“A certi livelli bisogna saper andar forte, e subito, tanto con un carretto quanto con un aeroplano. E poi, sono contento della trazione integrale perché questa richiede traiettorie simili a quelle che si tengono in pista e a me la pista, come stile di guida, piace tantissimo”.

In cosa puoi, o devi migliorare?

“Soprattutto nella mentalità e, di conseguenza nella tattica di gara. E posso migliorare nella conoscenza del mezzo perché, non dimentichiamolo, la 037 nell’84 non l’avevo in mano perfettamente. Tre gare sono poche per conoscere tutto di un’auto. Nello sport comunque non si è mai al massimo. Si tratta sempre di limitare il più possibile i tanti piccoli problemi che si verificano”.


Qual è il tuo maggior pregio e qual è il tuo difetto più evidente?


“Il mio principale pregio è l’amore per lo sport, che mi porta a dare tutto di me stesso quando gareggio. Lo svantaggio è che corro troppo dietro al risultato”.


Tra i piloti del giro mondiale chi ammiri di più?


“Posso farti una lista, la solita: Vatanen, Rohrl, Mikola, Blomquist, Alen, Salonen, e Toivonen”.


E bottega? E Biasion?


“Mamma mia, buoni quelli! Su asfalto sono eccezionali, non sbattono mai, non rompono niente. Attilio ha finito dieci gare mondiali su undici, Biasion si è proposto come uomo del futuro. Sulla terra però sono un pelo indietro e, nel mondiale, di terra ce n’è tanta…”.

Questo è un Henri Toivonen che pare aver -messo la testa a posto- ma che resta sempre velocissimo. Miscela esplosiva.


 

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