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NEL MONTECARLO DELLE MERAVIGLIE UN GIOVANE FINLANDESE DAL CUORE ITALIANO HA OTTENUTO LA SUA VITTORIA PIU’ BELLA. SI CHIAMA HENRI TOIVONEN E SUO PADRE, VENT’ANNI PRIMA, AVEVA GiA’ VINTO SULLE STRADINE INNEVATE DEL PRINCIPATO. GRAZIE AA UN SUPER TOIVONE LA LANCIA HA COSI’ COMINCIATO IL MONDIALE ’86 COME MEGLIO POTEVA. IN UNA GARA PIU’ DECISA DAGLI UOMINI CHE DALLE MACCHINE SALONENE E’ SEMBRATO UN ATTIMINO IN DIFFICOLTA’ E IL SUO SECONDO POSTO NON SODDISFA LA PEUGEOT.

 


 


 

 

Henri Toivonen è l’uomo del momento –A Monte Carlo il finlandese ha dimostrato che i “mostri” da quattrocento cavalli lasciano ancora spazio all’uomo.

 

TOIVONEN:”HO VINTO ANCHE PER MIO PADRE”


 

 

MONTECARLO-Ha messo in fila, alle sue spalle,non solo tre campioni del mondo, ma anche quella balorda signora che è la malasorte. Lui, Henri, figlio di Pauli Toivonen questa vittoria nel Montecarlo la sognava fin dal giorno in cui l’illustra genitore ha cominciato a parlargli di macchine, i rally, di competizioni tra le nevi delle Alpi Mediterranee che ben poco hanno da spartire con quelle della natia Finlandia. “ E’ vero, da mio padre ho imparato proprio tutto. O quasi”.

Così con molta modestia, Henri Toivonen, vincitore con Cresto del 54° Rally di MonteCarlo inquadra il suo trionfo che va ad appaiarsi con quello del papà, ottenuto vent’anni fa con un Citroen, quando forse la competizione era meno stressante sotto il profilo psicologico, ma non sicuramente sotto l’aspetto fisico. Ed al padre Puli, Henri ha rivolto il primo pensiero dopo aver ottemperato alle esigenze imposte dal protocollo, vale a dire le foto d’obbligo sul cofano della macchina a fianco del navigatore e l’abbondante (quanto tradizionale) spruzzata  di champagne.

“Mio padre- aveva rinunciato a venire a MonteCarlo per evitare emozione troppo violente, in fondo se non avessi vinto sarebbe stato un grosso dispiacere per uno come lui che aveva saputo imporsi e soprattutto aveva cercato di travasare in me tutto quanto l’esperienza rallystica gli aveva insegnato”.

 

Che cosa ti ha detto tuo padre?


 

“Delle cose bellissime, e solo i figli riescono ad apprezzare in tutta la loro bellezza.

Ma prima d’ogni complimento mi ha detto che per due giorni non era riuscito a chiudere occhio. Temeva che l’incidente mi costringesse ad abbandona e soprattutto, con lo svilupparsi della corsa, che non riuscissi a scrivere per la seconda volta il nome dei Toivonen nell’albo d’oro della competizione”.


 

Degno figlio di cotanto padre, dunque?


 

“Oggi posso veramente dire di si. Per sette anni mio padre mi ha fatto scuola e posso dire che praticamente fin dai primissimi anni della mia vita ho appreso l’ABC del rallysmo. Sembrerà un assurdo, ma ho imparato i segreti dell’auto che a leggere e scrivere. Mi ricordo che ero piccolissimo e mio padre mi teneva in braccio al posto di guida, portandomi sul ghiaccio affinché non avessi paura della velocità.

Poi a 14 anni avendo sempre lui al mio fianco sono salito sui go-kart e ho imparato a guidare sul ghiaccio seguendo le sue traiettorie. Questo ha creato in me un habitus mentale del tutto particolare e soprattutto mi ha insegnato che si possono vincere i pericoli facendo largo uso di quella incommensurabile virtù che è la forza d’animo”.


 

Maestro, ma anche consigliere?


 

“Più consigliere che maestro. Rammento sempre i suoi tre fondamentali comandamenti: Henri, mi diceva tieni il morale alto, sii sempre di buono umore, resta calmo anche quando ti trovi in difficoltà. Sono raccomandazione che non ho mai dimenticato e che mi sono tornate assai utili in tutte le mie esperienze”.


 

Sei al terzo successo mondiale: di queste tre vittorie, quale è che di badato maggiori soddisfazioni?


 

“Senza dubbio questa, perché in questo Montecarlo ho imparato a conoscere tutti i segreti della Delta. Prima era lei a dominarmi, ora sono io a farlo, in oltre, non dimenticatevi che tutti i rally mondiali hanno delle difficoltà peculari, ma cha a Montecarlo soltanto i piloti completi riescono ad imporsi perché qui si passa sui fondi più diversi e tutto in spazi di tempo molto brevi.

Il Montecarlo è unico, per questo ogni pilota lo mette come raggiungimento di un suo obbiettivo. Che è sempre il più importante della sua carriera”.


 

Quando hai capito che il Montecarlo poteva essere tuo?


 

“Credetemi, soltanto nel momento in cui ho tagliato il traguardo. Direi però una bugia: la sensazione che il gioco era fatto mi è venuta dall’urlo di Sergio (Cresto n.d.r) ha cacciato su un tratto innevato della Couillole per esprimere tutta la sua soddisfazione nel trovarsi dinnanzi la macchina di Salonen. –Eccolo-! Ha urlato e vi dico che subito mi sono spaventato. Ho pigiato sul freno credendo che avesse visto un improvviso ostacolo. Poi Sergio mai ha spiegato che si riferiva hai fanalini rossi della Peugeot di Timo. In quell’attimo lo stress è scomparso completamente. Dovevo soltanto amministrare il mio vantaggio e condurre in porto la mai Delta S4. Il che si è verificato puntualmente senza alcun problema. Mi pare del resto, che la mala sorte si fosse già parecchio accanita contro di noi…”.


 

Hai parlato di Cresto, un tuo giudizio sul navigatore?


 

“Siamo due ottimi amici e siamo affiatati in modo meraviglioso. Tutti e due corriamo per vincere”

Facciamo un passo indietro: le tue impressioni sulla Delta in gara…

“Un vero puro sangue: meravigliosa sulla neve, facile da guidare. Resta da verificare il suoi comportamento sull’asfalto. Finora infatti ci siamo sempre trovati a gareggiare su un terreno misto, mentre per quanto concerne l’asfalto penso che si debbano rivedere le sospensioni. Ma è un problema che i tecnici risolveranno facilmente, perché hanno dimostrato in questa occasione di essere dei veri maestri; per il resto una vettura che debutta e vince e rivince subito dopo non può essere che… nata per vincere”.


 

A chi dedichi questa vittoria?...


 

Toivonen resta per un attimo in silenzio, quasi volesse chiedere a se stesso il conforto di quello che si accinge a dire.

“Lasciate che sia un mio piccolo segreto; ma un grosso merito va ai meccanici del Team Martini; mi hanno ricostruito la macchina in mezz’ora, permettendomi di riportarmi in gara e vincere. Un capolavoro di bravura che difficilmente dimenticherò”.


 

Ora c’è lo Svezia e subito dopo il Portogallo: avremo ancora un Toivonen vincente?


 

“Il nome del vincitore in una competizione come il mondiale, ha un valora molto relativo, in Svezia. La Lancia va mettendo in preventivo una nuova vittoria. Abbiamo lavorato a lungo con i tecnici di rally, per cui dovremmo disporre di gomme veramente competitive. Ma lo Svezia non è un rally facile e questo lo dico non tanto perché si corre interamente su strade ghiacciate, ma per la brevità del suo percorso. I recuperi sono presso che impossibili e quindi occorrerà disporre di una vettura molto affidabile e confidare che la sfortuna non ci abbia nel suo mirino. In Portogallo la musica cambierà. Avremo asfalto e sterrati in parti presso che uguali e ritengo che le concorrenti faranno l’impossibile per batterci. Noi certo scendiamo in gara per vincere, se così non fosse dovremmo cambiare mestiere, ma le regole del gioco non sempre ci consentono di tradurre concretamente i nostri progetti”.

Una cosa è comunque certa: Toivonen intende dimostrare che la scuola paterna ha lasciato in lui una traccia quanto mai positiva. “Oggi forse non sono più, almeno nello sport, il figlio di Pauli, ma il suo degno erede”.


 

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