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riviviamo la vittoria del montecarlo dall'abitacolo con Sergio Cresto il navigatore di toivonen
Questione di punti di vista. Dal di fuori l'ultimo verdetto di ogno rally arriva con la conclusione dell'ultima prova speciale ed il trasferimento finale è una noiosa, inevitabile formalità, dal di dentro è un calvario. E' stato sempre così, per tutti. E così è stato per Henri Toivonen e Sergio Cresto impegnati venerdì 24 Gennaio negli ultimi 46 chilometri e 600 metri dal loro trionfale Rally di Montecarlo. Un'interminabile ora e dieci minuti, un inferno con mille paure e sprazzi di paradiso.

Per Cresto un ricordo indelebile....

 

"Appena fuori dall'ultima prova abbiamo trovato un paio di miei amici pronti a stappare lo champagne per farci festa, splendidi davvero. Poi di nuovo in macchina verso il traguardo in continuo contatto-radio con tutta la squadra, sempre con la paura che qualcosa andasse storto, che la macchina fino al quel punto perfetta si rompesse".-A cosa pensa uno che sta vincendo il Montecarlo? "Un pò cotto dal sonno, pensavo a tante altre corse passate, alle gioie ed alle amarezze. E mi è venuto in mente anche quando andavo sul Turini a passare la notte per vedere gli altri, per fare il tifo... Questa volta invece ero stato fra quelli che passavano per primi. Il tifo questa volta lo avevo sentito ed era stata una cosa da pelle d'oca, sopratutto al primo passaggio quando si vede di più e ci si accorge che ci sono chilometri di italiani con striscioni e bandiere che urlano per te: in maccina li senti e ti sembra di essere un calciatore che ha fatto gol in una partita importante.Sono sensazioni bellissime".

 

-Com'è passata la settimana monegasca dentro la Delta S4 con il numero 7 sulle portiere?

"L'appuntamento con Toivonen era stato fissato a Nord di Grenoble. Da quelle parti, qualche giorno prima di Natale, provando quasi 15 chilometri della speciale del Monte Revard, abbiamo cominciato a preparare il nostro Montacarlo. Un mese dopo su quelle stesse strade stavamo concludendo in testa alla classifica alla prima tappa "vera" del rally senza tuttavia cambiare lo spirito col quale eravamo partiti che restava quello di tirare a far sera. La sera dopo a Grospierres, eravamo ancora in testa e così quella dopo ancora, a Gap, malgrado il gran incidente del mattino superato con tanta pazienza solo grazie al gran lavoro dei meccanici. Li abbiamo cominciato a creder che avremmo anche potuto farcela a vincere: purtroppo mercoledì prima abbiamo bucato e dopo c'è stato il cambio-gomme di Sisteron, uno dei pochissimi errori in cui è incorsa la squadra durante tutto il rally, ci siamo trovati secondi ma comunque molto caricati: le prove intorno a Nizza non ci facevano paura e contavamo sull'asfalto pulito (solo in gara abbiamo scoperto che invece era la neve quella che ci favoriva di più...) per recuperare. Solo che non avevamo potuto provare molto bene le ultime speciali e così fra la penultima e l'ultima tappa Fiorio ci ha affittato un elicottero per portarci a Peuget-Theniers e completare la ricognizione con una Delta Hf Turbo".

 

-Con quale spirito siete partiti giovedì mattina da Montecarlo? "La beffa dell'incidente quando eravamo in tasta con 3' e mezzo su Salonen dopo esser stati al primo posto fin dalla seconda speciale ci aveva dato la carica: volevamo vincere a tutti i costi. La mazzata è arrivata quando abbiamo perso la prima prova della giornata e perso male, per 15". Sul Turini, Fiorio ha avuto la grossa idea di bloccare quattro dei ricognitori di Alen non tanto per controllare le condizioni meteorologiche quanto per controllare gli spettatori lanciando la campagnia "ogni italiano deve controllare un francese" e lì c'è stata la mossa vincente che ha tagliato le gambe alla speranza alla Peugeot. Sulla Couillole poi non so cosa abbiano combinato i francesi ma resta il fatto che in due passaggi gli abbiamo dato sui 3'. Ma il colpo decisivo è stato alla ripetizione del Col de la Madone: dove al mattino ci avevamo dato 15", la notte grazie al lavoro della Pirelli che ha preparato delle slick intagliate a mano gliene abbiamo dato 11'!".

 

- E cominciava la grande paura... "Già, siamo andati avanti attenti ad anticipare qualsiasi possibile rumore sospetto e prevedere le mosse di ogni macchina che incontravamo. Dopo l'incidente del Buzet qualche altro spettatore matto lo abbiamo trovato, qualcuno di questi ci sembrava criminale e così abbiamo montato fari gialli per passare per francesi ed abbiamo fatto gli ultimi trasferimenti costantemente scortati da una nostra macchina nel panico totale. Le ultime prove poi ci sono sembrate lunghissime ed ogni pozzanghera ci sembrava un mare. Pazzesco".


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