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IL FRIULIANO DA CINQUE ANNI SIEDE A FIANCO DI BETTEGA.

 

 

 

 

“SOLO PER DIVERTIMENTO FAREI IL PILOTA” DICE MAURIZIO GRAN INNAMORATO DEL SUO LAVORO. IL RICORDO PIU’ VIVO:IL GIORNO IN CUI E’ ENTRATO A FAR PARTE DEL TEAM LANCIA.

 

 



 

MONTECARLO- Siamo nella hall dell’Hotel Beach Plaza di Montecarlo, alla fine di una delle più sofferte gare nel Principato, almeno da parte della Lancia.

La gara è ormai in archivio, ed i piani per le rivincite saranno preparati dagli strateghi della casa torinese in posti meno indiscreti di questa affollatissima hall, che vede girovagare il fior fiore del rallysmo mondiale. Il posto è però quello più adatto ad incontrare Maurizio Perissinot, notissimo navigatore della squadra Lancia.

Un incontro non difficile vista la grande carica umana che anima Maurizio e la incredibile simpatia con cui ci incontra. La prima domanda è quasi di maniera, anche se la risposta è scontata:

 

Come ti trovi con Attilio Bettega?


 

Sono cinque anni che corro con lui, e ci sto magnificamente. Attilio è una persona con la quale si sta a contatto di gomito per giorni e giorni e che non ti fa mai pesare nulla. Come pilota non ha certo bisogno di una mia presentazione, poiché i risultati parlano da soli. Se si pensa ai risultati che abbiamo ottenuto dopo l’incidente in Corsica, è evidente che come pilota non ha nulla da invidiare a tanti altri.

Trovi che l’incidente lo abbia cambiato, dal punto di vista tecnico?

No, direi di no: mi pare che sia rimasto quello di prima, con le sue solite capacità invariate.


 

Come trovi il correre nel ruolo di co-pilota, ti senti in una posizione subalterna oppure ritieni che il tuo ruolo sia importante come quello del tuo pilota?


 

Fare dei paragoni numerici, oppure esprimere in percentuale le prestazioni dei due componenti dell’equipaggio non mi sembra il caso. Sino ad oggi non mi sono mai posto il problema di valutare se valgo, 40,50 o 75 0 ancora 1 o 2; credo però di essere importante e di fare bene il mio lavoro; lavoro che faccio da professionista serio e che mi fa apprezzare non tanto dai miei colleghi, quanto da chi anni mi tiene in lancia; e questo, credo che sia il miglior riconoscimento delle mie capacità.

 

Non vorresti fare il pilota?


 

No, non mi interessa affatto. Potrei farlo così, per puro divertimento, ma nulla di più.

Il mio lavoro è correre in macchina facendo il co-pilota e basta. Non credo che farei il pilota potrebbe darmi quelle soddisfazioni professionali che mi dà il mio lavoro.

Ai giovani navigatori, che forse vedono in te un modello, quali consigli daresti?

Direi di non farsi molte illusioni come oggi, trovare dei posti nelle squadre ufficiali diventa sempre più difficile. Si tratta di una attività che dà delle grandi soddisfazioni, ma fa svolta con un profondo amore per i motori e le automobili;insomma non si può pensare di fare questo lavoro per avere dei tornaconti economici o perché e di moda. E’ un lavoro che va fatto con molta passione, perché essere qui in questo albergo, oggi, è una cosa certamente bellissima, ma pensa cosa può essere restare fuori di casa per 200-220 giorni all’anno! Diventa un qualcosa che si può fare solo con una grande passione per i motori.


 

Cosa pensi di coloro che in un modo o nell’altro osteggiano il rallysmo?


 

Non mi preoccuperei più di tanto, visto che il successo di pubblico è sempre maggiore, e le persone che vanno a vedere i rally sono certamente più di coloro che non li amano.


 

Il tuo rapporto con la Lancia ti ha cambiato professionalmente?


 

Bhe, la Lancia è come l’Università: credo sia come per un calciatore andare a giocare nella Juventus! Non posso però esprimere un giudizio sulle altre squadre, in quanto quando sono venuto via dall’Opel eravamo ad un livello semi-professionistico quindi quando sono passato alla Lancia ero praticamente un dilettante; proprio in Lancia sono diventato un professionista a livello di Lancia, appunto. Secondo me è la più grande squadra del mondo, e per tanto proprio da essa mi sono venuti quegli insegnamenti che solo dei grandi professionisti potevano darmi.

Il fatto di essere un professionista, che cosa ha cambiato nel tuo rapporto con i motori e nella tua passione per essi?

Direi che essenzialmente c’è passione ed anche tanta: non si potrebbe fare la vita che si fa correndo da professionista.


 

Tua moglie ha la tua stessa passione?


 

No, assolutamente. Ha la patente ma non guida da dieci anni. Non ha neppure la macchina.


 

Sopporta questa passione?


 

No, non direi che sopporta, anzi. Noi abbiamo un rapporto molto bello, ci siamo conosciuti circa undici anni fa quando già io correvo, e quindi le corse fanno parte della nostra vita in comune. All’inizio le vedeva solo come un hobby, poi con il passare del tempo anche lei si è resa conto del fatto che potevano diventare una professione ed ha accettato questo mio lavoro quasi con entusiasmo. Certo che per lei non è proprio bellissimo prepararmi la valigia quando debbo partire, ma mi rendo conto di quanto sia felice quando le telefono da qualsiasi parte del mondo per darle delle notizie. No le interessano moltissimo i motori, ma la vedo abbastanza partecipe alla mia vita professionale.

C’è un momento della tua carriera che ti piace ricordare più che altri?

Mah, ne ho tanti di belli e tanti di brutti, ma credo che il giorno più bello è sicuramente quello in cui sono entrato alla Lancia. A quei tempi, quando c’era ancora la Lancia Alitalia, per me, ancora ragazzino a 25 anni, entrare nella più grande squadra del mondo, fu la cosa più bella del mondo.


 

Come vedi la stagione che si è appena iniziata con questo Rally di Montecarlo?


 

Dicono che chi ben comincia è a metà dell’opera, e noi non abbiamo certo cominciato in modo troppo brillante. Andare a giudicare il futuro di questa stagione è un vero azzardo, anche perché il nostro programma è abbastanza limitato, in quanto faremo Portogallo, Corsica, Grecia e Sanremo. Le due gare oltre oceano non sono in programma, e se si faranno dipenderà dalla nostra posizione in classifica. Un filo di speranza c’è sempre e comunque, ma credo che l’Audi oggi sia molto più temibile di quella di ieri; e questo è un grosso handicap.


 

Ma l’Audi ’84 è veramente imbattibile?


 

Ma, vedi, ci scontriamo con un –mostro- enorme, si tratta di gente che fa un larghissimo uso di mezzi e uomini per ottenere i risultati che vuole. Infatti avrai visto proprio qui a Montecarlo quanti e quali mezzi siano stati messi in campo per batterci. Se facciamo un confronto con la Lancia vediamo che noi facciamo le stesse cose con un terzo delle loro forze, e non abbiamo certo a disposizione tutti i mezzi economici di cui dispongono loro. Secondo me hanno anche ucciso la concorrenza, visto che si sono assicurati i migliori piloti del mondo a suon di miliardi. Credo proprio che questa stagione sarà parecchio dura, e staremo a vedere cosa potrà accadere.

Puo farci un breve confronto tra le vetture, sulle quali sei stato, dicendoci se la Rally per te è il massimo, fatte le ovvie considerazioni sui tempi, rispetto  al 131 ed alla Stratos?

Si tratta di tre vetture con una loro specifica personalità; è difficile dire quale possa essere la migliore; certo la Rally è meno divertente della 131, ma va detto che è però più efficace, nel senso che si comporta come un prototipo e quindi ha delle grandi prestazioni, che la mettono al di sopra di tante altre vetture.


 

Pensi che la soluzione a quattro ruote motrici sia più efficace di quella a due adottata dalla Lancia?


 

I fatti hanno dimostrato che la Rally è veramente una gran macchina. Sono due anni che corre ed ha già vinto un Campionato Mondiale e scusate se è poco! Credo che siano proprio che siano poche le altre case che ci siano riuscite. Certo che con la tipologia delle prove dell’attuale Campionato, forse sarebbe utile avere quattro ruote motrici, ma si è visto che ci sono troppi problemi tecnologici, mentre una vettura come la nostra è talmente semplice che in qualsiasi momento, togliendo i due cofani si può agire su qualsiasi organo meccanico della vettura in pochissimo tempo e questa forse è la caratteristica peculiare della nostra macchina.


 

Quando sei al di fuori del mondo delle corse, come passi il tuo tempo?


 

Principalmente passo il tempo libero ad organizzare il rally di Piancavallo, lavoro che faccio io in prima persona; collaboro con una Azienda di soggiorno per organizzare gare per bambini; ho un gruppo di amici, una agenzia di stampa e pubbliche relazioni. Inoltre con altri amici organizzo due esposizioni di vetture d’epoca ed accessori. In sostanza sono sempre molto legato al mondo delle automobili, anche se ogni tanto prendo i pattini e vado a fare lunghissime passeggiate, coi pattini appunto, con mia moglie.

Per concludere vorrei chiederti quali sono il tuo miglior pregio e il tuo peggior difetto…

Beh, non saprei bene, perché non sono io a dover giudicare, ma direi che il mio difetto peggiore è quello che quando faccio il mio lavoro non guardo in faccia a nessuno, e penso per questo di non risultare molto simpatico a certi miei colleghi che mi ritengono un po’ presuntuoso; sempre che si voglia ritenere la presunzione sia un grave difetto! E direi che uno dei miei pregi potrebbe essere il fatto che nel mio lavoro ci metto una grande professionalità e di conseguenza penso proprio di farlo bene….

Lasciamo Maurizio Perissinot a godersi un po’ di meritato riposo prima di vederlo ripartire per il Portogallo dove le piccole Lancia cercheranno di dare scacco alla superpotente Audi.


 

 

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