Italian English Finnish French

cosica nera/ se n'è andato uno dei piloti più amati...

 

l'incidente nel corso della quarta speciale del tour de corse. la lancia 037 è uscita di strada e si è schiantata contro il fusto di una pianta. Attilio è deceduto sul colpo, mentre il suo navigatore Perissinot se l'è cavata miracolosamente senza lesioni.

UNA CURVA da quarta piena: una lunga vertigine, temibile e deliziosa, da percorre sul limite esterno, sul confine fra asfalto e terra, fino quasi a baciare una serie di pietre incolonnate ordinatamente. Sul filo invisibile che separa un piccolo passo verso un tempo prodigioso da un incidente  di proporzioni insospettabili.  E' questa vertigine, questo buco nero, che alle 10,45 del mattino di giovedì 2 Maggio ha catturato per sempre Attilio Bettega. Era la quarta prova della prima tappa del rally. Un tratto provato e riprovato, così come riprovate erano state tutte le prove speciali di questo Tour de Corse che tutti ci intestardivamo a sposare alla prima vittoria iridata di Attilio."Questo rally è meraviglioso - aveva detto tante volte - E' severo e affascinante: una sfida che perdona pochi errori". Ne parlava con insistenza, nei giorni precedenti il rally. Il discorso tornava come un martello su questa vittoria che quasi tutti gli avevano già attribuito. E lui, Attilio, di solito schivo fino alla scaramanzia, a dire di sì, che stavolta sarebbe stata la volta buona. O stavolta o mai più. Era di buon umore quasi sorprendente, prima del via. E il sorriso gli era rimasto, contrariamente al solito, anche dopo le primissime prove: buone, per lui, ma come avrebbero potuto esserlo senza qualche problema di gomme. "Partito piano - aveva detto - Punto molto sulla terza tappa: le due prove lunghissime mi piacciono molto, mi andrebbe bene arrivarci con uno svantaggio di un minuto, anche un minuto e mezzo. Mi sento molto forte in quelle due prove".

 

ALL'APPUNTAMENTO con la quarta prova si era presentato in gran forma: trenta chilometri di asfalto da affrontare con pneumatici duri, a causa della temperatura in quel momento già piuttosto elevata. Gomme con una decina di chilometri da percorrere prima di raggiungere la temperatura ottimale di esercizio in gara. Circa cinque chilometri separavano l'inizio prova dall'assistenza precedente. Un solo chilometro  di prova, ed ecco quella lunga curva sulla destra, una piega che si apre fino a diventare un rettifilo di sessanta, settanta metri prima di sfociare in un nuovo uno-due, un secco destra-sinistro. Quando ormai la traiettoria è conclusa, Maurizio Perissinot il navigatore, inizia la lettura delle note per affrontare l'uno-due. Non ne ha il tempo. La vettura allarga un poco la traiettoria -le gomme ancora fredde?-la sbandata sembra controllabile ma tutt'a un tratto la vettura perde aderenza -quel piccolo dosso leggermente fuori dalla linea di curva ideale?- le sospensioni di sinistra, ormai a tampone, la fanno saltare fino a toccare una pietra di quelle conficcate in fila a sinistra della curva. Inizia la carambola. La Lancia Rally è ormai senza controllo. Non c'è nemmeno il tempo per un grido: il muso della 037 si infila fra i fusti di alcuni alberi, sfiora un palo della luce, arriva ad accarezzare un grosso tronco al quale offre invece il montante di sinistra del parabrezza. L'impatto è tremendo: calcolata la velocità di percorrenza della curva in oltre 140 all'ora, la botta non può essere avvenuta a meno di cento. Con quella angolazione d'impatto, non c'è cellula di sopravvivenza, non c'è roll-bar che possa assolvere il suo compito. Il tetto della vettura si accartoccia su sé stesso, avvolge il casco di Attilio in una morsa senza scampo. Dopo un'ultimo rimbalzo sulla destra, la 037 si ferma. Non una parola non un lamento. Maurizio si proietta fuori dall'abitacolo sventrato: qualcosa "dentro" lo porta a non guardare alla sua sinistra: a non vedere che il corpo di Attilio non ha più vita.

 

Tragica fatalità La reazione dei colleghi.

 

chi ancora non ne è stato raggiunto, trova l'angoscia dentro gli occhi di chi ha di fianco. Sui piloti del rally, alla sosta di Quenza che avrebbe dovuto seguire la quinta prova speciale del rally, è scesa una nuvola che neutralizza il sole che batte con energia già estiva e il golfo e l'entroterra di Propriano, una settantina di chilometri a sud di Ajaccio. Il terrore di dover ammettere una catastrofe che è già successa chiude le gole; fa uscire parole isolate, preghiere di smentita."Ma come: è morto?". La certezza si è diffusa in minuto e Fiorio ha appena decretato il ritiro in segno di lutto della seconda Lancia Martini di Markku Alen. "E' terribile -ripete Markku come un automa; e la scena si ripete tante e tante volte, all'hotel Campo dell'Oro dove la squadra fa ritorno - E' terribile. Non riesco ancora a creder a quanto è successo. Mi sforzo, ma non riesco a pensare che Attilio non c'è più". La morte ha preso tutti in un tragico contropiede: presentandosi così, a sorpresa, dopo che tante volte si era invocato il miracolo, il santo protettore del rally, per spiegare perché fino a quel momento tante volte ce la si fosse cavata per un soffio. "Tante volte, guardando un Gran di F.1 -racconta Alen- ho pensato che i piloti stessero rischiando terribilmente a ogni curva. Ma su di noi non avevo mai sentito il pericolo tanto vicino". Inizia ad affiorare la sensazione che in Corsica Attilio fosse atteso da tempo. Walter Rohrl viene raggiunto dalla notizia quando è già in aeroporto. "...in Corsica aveva avuto un brutto incidente gia tre anni fà...". Miki Biasion è stato lasciato libero di proseguire o di ritirarsi. "Abbiamo provato a prendere il via della sesta prova - dice - ma alla terza curva mi sono accorto di pensare all'incidente, invece che alla strada. Mi ha preso il terrore: ho capito che non ce l'avrei fatta". Perissinot vaga per l'hotel come uno spettro. " Non riesco a capire - dice ancora sotto choc - a un certo punto la vettura è volata via. Penso di avere urlato. Attilio non ha emesso suono. E' terribile: chi lo dirà a sua moglie?". Ari Vatanen è in perfetta sintonia con la sua opinione di cattolico osservante. "La fatalità estrema che ha toccati tutti da vicino per la prima volta -dice- ne ha fatto le spese Bettega: era un uomo buono un amico prima che un collega. Nei suoi occhi non ho mai visto un'ombra di cattiveria, di odio. Probabilmente aveva un appuntamento con Dio: spero sia andato in paradiso. Per tutti noi è un dolore grandissimo". "Forse ci eravamo convinti che la morte non arrivasse a toccare i rally - dichiara Timo Salonen, già in abiti civili dopo il suo ritiro - e invece questo incidente ci porta di nuovo alla realtà. E' stata una fatalità: non serve dare la colpa alle gruppo B sempre più veloci. Forse è stato un errore che in mille altri casi si risolve quasi senza problemi: quanti errori fa un pilota durante una gara... Tutto si può spiegare solo con la fatalità".

 

Terribili coincidenze

dietro una tragedia si intrecciano sempre le più disperate congetture, le analogie, i ricorsi storici. Ovvio quindi il ricordare come la Corsica sia sempre stata ingrata con Bettega, ma si pùo notare anche che entrambe le volte in cui Attilio ha avuto incidenti su quest'isola ha sempre vinto Ragnotti con la Renault. Si può poi notare che sia quest'anno che nell'82 che lo scorso anno in Costa Smeralda (si ferì seriamente Perissinot) è comune l'ora, circa le dieci del mattino. E poi come non ricordare che lo scorso anno, sempre alla quarta prova solo un vero miracolo evitò che la Lancia di Bettega-Cresto, che partiva con il numero 1, centrasse in pieno una Golf di uno sconsiderato che marciava in senso contrario...

 

un uomo solo contro il suo destino

Quell'isola che tanto amava e che non l'ha mai amato

 

un poeta russo ha scritto che il dolore è un postino vestito di grigio che un bel giorno bussa alla tua porta e ti consegna una lettera. Quel postino è passato in redazione giovedì 2 Maggio urlando il suo messaggio dai contorni tremendi. Poi sono cominciate le telefonate, tutte uguali, tutte incredule, tutte con la speranza di una smentita impossibile. Gente importante, gente sconosciuta, amici, colleghi e tanti altri a comporre una disperazione generale che ha dato improvvisamente la misura di quanto la tragedia di Attilio ha scosso il mondo sportivo.

 

 

perché proprio in Corsica, perchè proprio a lui? E' stata la domanda di tutti così come la risposta è stata quasi sempre: destino. Ma se è vero, come scriveva Hesse, che il destino non viene da una sola direzione, ma cresce dentro di noi ecco quest'isola dannata trova la sua logica. Ricordo, giusto un anno fa, Attilio intervistato dal collega francese Francis Reste. Era stata ancora una edizione amara, scappata dalle mani di Attilio quando già pareva al sicuro. Francis voleva fargli dire che odiava la Corsica, sempre così ingiusta nei suoi confronti, ma gli intenti andarono sempre a vuoto. "Per me questo è il rally più bello del mondo - già ribatteva Attilio - se mi è sfuggito ancora, vorrà a dire che ho sbagliato qualcosa. E' troppo facile incolpare le cose per scusare se stessi". Resterà esterrefatto, non conosceva questo aspetto del nostro pilota, sempre schivo di fronte a ogni possibilità di protagonismo, sempre critico nei confronti di tutto quello che sapesse di scusa. Come al rally di Sanremo dello scorso anno, quando addirittura tra me e lui ci fu un accesa discussione dopo che, a lungo, lui aveva "remato" alle spalle di Biasion con la macchina in evidente difficoltà con l'impianto frenante per un guasto che fu scoperto solo a Molini di Triora alla fine della quarta tappa. Io lo accusavo di non essersi lamentato con nessuno, gli dicevo poi che tutti i giornalisti stranieri avrebbero scritto che Biasion andava più forte. Lui mi rispondeva che "lamentarsi non serve a niente, che nessuno ci avrebbe creduto..." aggiungendo: "adesso i freni sono a posto, ho tutta l'ultima tappa per dimostrare se vado si più" E dopo l'arrivo, stringendomi l'occhio, mi buttò in faccia un allegrissimo: "visto?"

 

era fatto così,per questo piaceva a tutti. Aveva avversari, non aveva nemici. D'altronde, come potevi averli? Apparteneva a quel gruppo di campioni che hanno tirato su troppo poco rispetto a quello che volevano. Sempre in occasione di quell'intervista all'Equipe, Francis Reste gli domandò se preferiva la terra o l'asfalto e sentendosi dire "la terra" gli ribatté: ma allora perché i tuoi exploit migliori vengono sempre su asfalto? Attilio, che era stanco e anche giù di morale per il Tour de Corse appena finito, trovò ugualmente la forza e l'ironia per risponderli con un'altra domanda " Tu che sei famoso giornalista di rally, dimmi quanti e quali altri piloti, in squadra e quindi a parità di macchina con Alen e Rohrl, avrebbero sulla terra fatto meglio dei miei terzi posti". Quello in effetti era il suo cruccio: ogni volta che guardava indietro, che ripensava alla sua carriera, si vedeva sempre quei due che lo avevano costretto a un ruolo di spalla togliendosi molte di quelle possibilità concesse ad altri team. Me ne parlò a lungo anche al telefono a fine estate '82, in piena convalescenza dopo il brutto incidente in Corsica. Commentava le quattro vittorie mondiali già ottenute dalla Mouton con quell'Audi Quattro che lui aveva rifiutato a suo tempo, ma concluse: "... vuoi metter però il gusto di correre per la Lancia?"

 

aveva sempre la forza di reagire anche se le corse avevano fatto di tutto per fargli cambiare idea. Lui la competizione l'amava, per i rally aveva accettato sofferenze mostruose e il rischio di un ritorno pieno di incognite. Sembrava aver esorcizzato la malasorte, invece un maledetto albero in una maledetta prova di un maledetto rally di Corsica ha vanificato tutto

 

IL SOTTO IL MONUMENTO POSTO OGGI NELLA CURVA FATALE


 

Questo sito utilizza file di testo chiamati “cookies” per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information