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RALLY: ANNO ZERO TuttoRally Maggio 1986



 

 

BALESTRE, CON UNO DEI SUOI COLPI DI MANO, HA SCONVOLTO LA REGOLAMENTAZIONE TECNICA CANCELLANDO I GRUPPI B ED IL FUTURO GRUPPO S. DALL'87 SOLO PIU' GRUPPI A e N PER UN SALTO INDIETRO NEL TEMPO.

 

Il mondo dei rally volta pagina. Illustrando le proposte scaturite sotto l’onda dell’emozione dopo la tragedia in Corsica, Balestre ha fatto prevalere la sua opinione. E non vi erano dubbi che i responsabili del settore avrebbero accettato (anche a scatola chiusa) quello il presidentissimo presentava loro, quasi per giustificare ciò che non era stato preventivato a suo tempo. Perché, sinceramente, le clausole restrittive che sono state varate oggi potevano essere prese con largo margine in passato. Ma la preveggenza, difficilmente appartiene alla sfera intellettuale degli uomini, soprattutto quando lo spirito di parte prevale sugli interessi generali. Pensare che le proposte formulate in Svezia nell’85 potessero trovare l’unanimità dei consensi , sarebbe stato assurdo: c’era una vettura francese che dominava la scena e tarpare le ali alla grandeur parigina sarebbe stato un affronto che nessuno avrebbe tollerato. Ci sono voluto due morti, perché Balestre e i suoi accoliti si rendessero conto dell’urgenza di mutare politica. Ne andava del loro prestigio personale e soprattutto c’era il grosso rischio che l’opinione pubblica si rivoltasse determinando – sotto l’impulso emotivo – quella reazione negativa e contraria che avrebbe portato il mondo dei rally a subire un preoccupante stop. Ed allora che cosa stanno a significare le decisioni assunte in Corsica ed approvate quasi all’unanimità dai membri della FISA? Semplicemente questo: ognuno s’è reso conto che il limite della pericolosità dei rally avevo toccato il tetto ed era quindi necessario tornare sui propri passi. Dei 21 membri aventi diritto al voto, 18 hanno espresso parere favorevole ed anche questo dettaglio conferma come opinabili possano essere le soluzioni proposte e come vi siano ancora interessi superiori che vanno ben oltre il valore stesso della vita umana. Ed a questo punto ci pare opportuno riferire come le decisioni di Parigi sono state recepite in seno alle squadre ed in particolare in casa Lancia contro la quale la sfortuna, nelle ultime due stagioni, s’è particolarmente accanita.

Quella che pareva una decisione scaturita nell’immediatezza della tragedia (vale a dire il ritiro dalle competizione in quest’anno) è rimasta lettera morta per cui le Delta S4 si ripresenteranno sulla scena del mondiale fin dal prossimo appuntamento, quello greco dell’Acropoli. In Grecia le vetture del team Lancia Martini dovrebbero essere due, affidate ad Alen e Biason mentre l’ipotesi di un terzo equipaggio non trova al momento conferma nell’ambienti ufficiali, a meno che non si arrivi a dirottare sul mondiale una vettura attualmente impegnata in altre competizioni.

Se la lancia s’è schierata a fianco della FISA, diverso è stato l’atteggiamento della Peugeot nei confronti del massimo organo automobilistico mondiale. La casa francese ha stigmatizzato l’operato di Balestre e dei suoi collaboratori, anche perché dovendo intervenire sulle proprie vetture munite di minigonne si trova nella condizione di dover dare un nuovo assetto alla macchina campione del mondo.

Ma, da sempre, ogni decisione provoca delle reazioni e v’era da attendersi che non tutto si incanalasse nel giusto filone soprattutto quando gli interessi commerciali possono fare a pugni con quelli sportivi. Si ha però l’impressione che, come spesso capita nei grandi saloni della FISA le decisioni prese sotto la spinta della tragedia rechino una componente di emotività notevolissima a scapito di una chiaroveggenza che doveva illuminare i depositari della politica automobilistica mondiale.


 

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