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Tragiche concomitanze tra l’incidente in cui sono morti Henri Toivonen e Sergio Cresto e quelle che, un anno esatto prima, ci avevano tolto Attilio Bettega. Nella gara in terra di Corsica Henri stava cercando e l’aveva già in tasca, il successo che lo avrebbe proiettato definitivamente tra i super campioni.


AJACCIO – Ad una anno esatto di distanza la Corsica, l’Ilde de Beauté, quest’isola stupenda, con le sue coste affascinanti, le sue insenature stupende, il colore dei suoi abitanti, ha brutalmente preteso un altro, enorme tributo!

Lunga la P.S 18, la Corte-Taverna, subito dopo il breve parco raggruppamento di metà tappa, la Corsica ha voluto strappare a tutto il mondo rallystico le vite di Henri Toivonen e del suo navigatore Sergio Cresto, che a bordo della Lncia Delta S4 del Team Martini fino a quel momento occupavano la prima piazza del Tour De Corse 1986 e riuscivano molto abilmente a rintuzzare i vari attacchi portati loro 205 Turbo 16, l’ultima Peugeot rimasta in gara, di Bruno Saby e Jean Francois Fauchille. Toivonen e Cresto passati al comando della corsa subito dopo la quarta P.S della prima tappa, grazie ad una rimonta da veri campioni nonostante la loro Delta S4 accusasse vari problemi, soprattutto nel retrotreno ed ai frani, sembravano non essere impensieriti più di tanto dall’ultima 205 rimasta in gara e portata ad un arrembante attacco del sempre valido Bruno saby. Quando ormai il Tour De Corse sembrava un “affaire” privato delle Lancia (Biason comodamente terzo) ecco il dramma! Il tratto che doveva portare i concorrenti da Corte a Taverna, una prova speciale molto difficile ed impegnativa, ricca di tantissime curve, come d’altronde tutta la corsa, con due rapite discese subito dopo S.Michel e Croce d’Arbitro, il diciottesimo dell’edizione numero trenta del Tour De corse 1986, in uno solo colpo si è impossessato delle ancora giovani vite di Henri Toivonen e Sergio Cresto. In un solo corpo quest’isola meravigliosa, anche agli occhi di un cronista poco attento alle bellezze di questo genere di natura, si è portata con sé le vite di due piloti Lancia. Il tutto ad un anno esatto dalla tragica scomparsa di Attilio bettega, morto con la sua 037 il 2 Maggio 1985 nel tratto cronometrato Zerubia-Santa Giulia che Henri Toivonen e Sergio Cresto, per “vendicare” l’amico, avevano vinte nonostante  la strenua difesa della Peugeot di testa e dove avevano guadagnato la prima piazza provvisoria del rally.

Perché tutto ciò? E perché soprattutto al Team italiano? Questi che rimarranno certamente senza risposta. Intanto altre due giovani vite, senza colpa, se non quella di guardarsi le spalle dall’attacco di Saby e della sua 205 Turbo 16, sono state pretese da quest’isola. Quest’isola che permane stupenda, ma che ancora una volta si è scagliata contro i piloti di rally, contro i nostri idoli, contro la nostra passione.

ORE 14:58 VENERDI’ NERO

Attimo per attimo ecco come si è consumato la tragedia che non ci ha solo portato via due campioni, ma con tutta probabilità ha ,messo ha messo la parola fine alla triste epoca dei gruppi B.

AJACCIO – 14h20’: La Lancia Delta S4 di Toivonen-Cresto si appresta ad entrare nel parco raggruppamento di Corte (località al centro della Corsica) per una breve sosta di 20 minuti. Toivonen, lasciata la prima prova della seconda tappa alla Peugeot di Saby, ha vinto le altre quattro incrementando così il suo vantaggio sul francese e portandolo ad un totale di 2’45”. Toivonen sembra molto stanco ed affaticato e dopo il controllo di entrata del riordino si rifugia subito nel van della Rothmans e beve dell’acqua (un po’ troppo calda per i suoi gusti);rifiuta, anche se cortesemente, di concedere un’intervista ad un collega francese. Non appare il Toivonen di sempre!

14h40’: Toivonen con la lancia battistrada si appresta a lasciare il riordino di Corte per affrontare la P.S n°18. Fa molto caldo, i piloti, tutti, come dichiarirà più tardi Biason, sono letteralmente “cotti” per la durezza della corsa. Mancano, comunque, tre sole prove all’arrivo di tappa, posto a Calvi. Si deve quindi stringere i denti e continuare. Il vantaggio tra Toivonen e Saby è inoltre incoraggiante per la Lancia, ma tutto può sempre accadere.

14h50’: Sergio Cresto timbra al controllo Orario posto subito dopo l’arbitro di Corte dove ha iniziato la P.S Corte-Taverna di 26,84 Km (record di Saby ottenuto nell’85 con la 205 T16 ev.2 col tempo di 16’28”; alla media di 96,7 Km/h):sitratta di una prova speciale molto rapida, anche per il Tour De Corse dichiararono gli stessi organizzatori; molto impegnativa, con numerose curve e controcurve. Inoltre le sue discese, da Col d’Ominanda a saint Michel e da roce d’Arbitro a Taverna (dopo lo scollina mento dei Pont de Castria) richiedono indubbie doti di guida per essere affrontate al meglio.

14h53’: La Lancia Delta S4 numero 4 di Toivonen-Cresto si tuffa nella diciottesima speciale del Tour DE Corse 1986. Il destino attende i suoi conduttori subito dopo il Col d’Ominanda a circa 7 Km dallo start della P.S: la vettura affronta una curva sinistra a velocità sostenuta, sui cento all’ora affermano alcuni addetti ai lavori, mentre Biason ribatte che al massimo la si doveva affrontare a 50 all’ora e Siviero gli fa eco dicendo che quel punto era il più pericoloso di tutta la prova e necessitava di massima attenzione. La delta numero 4 esce di strada come impazzita, sbatte contro alcuni alberi e termina il suo tragico volo quattro metri al di sotto della strada.

Un’esplosione e subito la vettura torinese diventa un torcia, prendendo fuoco anche gli alberi ed i cespugli attorno. Per l’equipaggio non c’è scampo. Il corpo di Henri, dalla brutale forza dell’esplosione, è catapultato fuori dalla vettura, ma ormai il fuoco si è impossessato dei due giovani conduttori Lancia.

15h00’: esattamente ad un minuto di distanza dall’incidente della Delta S4, transita la Peugeot di Saby. Il francese scorge del fuoco, prende paura pensando che stia bruciando il bosco senza pensare al dramma che si sta consumando, procede per un centinaio di metri ed incontra alcuni spettatori. Blocca la 205 T16 e chiede se ha già transitato Toivonen: riceve una risposta negativa. Capisce allora ciò che sta succedendo: ritorna sui suoi passi ed assieme al navigatore Fauchille tenta di avvicinarsi alla vettura incendiata con un estintore, ma tutto si rivela inutile. Arriva frattanto  Biason ed anche lui non può fare altro che constatare la tragedia piombata sui suoi poveri colleghi. Nel frattempo con cinque vetture soltanto entrate in prova, il tratto cronometrato viene interrotto, 15h14’: arrivano i primi mezzi di soccorso del SAMU agli ordini del colonnello Battesti, ma della Delta S4 non rimane altro che il telaio e dei due piloti, pochi, miseri resti.

Dalle prime informazioni si viene a sapere che la Delta S4 di Toivonen e Cresto, prima di uscire di strada, sembra abbia urtato un piccolo parapetto ed abbattuto un albero prima di volare di sotto ed incendiarsi. L’esplosione è certamente dovuto all’enorme calore emanato dal Turbo KKK montato sulla S4 e della potenza del compressore; poi la benzina del serbatoio (situato molto vicino al turbo) ha fatto il resto. Testimone impotente della tragedia anchew Ninni Russo che con un elicottero seguiva dall’alto la corsa (senza la possibilità però di fare assistenza perché quella di tipo aereo è stata vietata dalla Federazione internazionale, eccettuate le gare africane), con compiti di direzione sportiva.””Non vedo i piloti, non vedo i piloti”” grida Ninni via radio””Dite a Biason che rallenti, perché c’è il fuoco! Noi tentiamo un atterraggio”” ma quando l’elicottero scende, il terreno attorno è già bruciato e della Lancia si scorge a malapena la carcassa. Più tardi sul posto giunge anche Balestre ed alcuni responsabili della Federazione Francese e della direzione di gara. Si decide di annullare questa maledetta diciottesima speciale, di non disputare le ultime due della tappa e di far raggiungere ai concorrenti rimasti in gara il fine tappa di Calvi, da dove all’indomani prenderà il via la terza ed ultima tappa del Tour De corse.

La lancia in segno di lutto, ritira le due vetture rimaste in gara, la numero 1 di Alen-Kiwimaki e la numero 6 Biason-Siviero. Tra le tante testimonianza sentite e raccolte subito dopo l’incidente, due sembrano più interessanti di tante altre. La prima, di un poliziotto di Corte che seguiva, la speciale dalla sommità del Col d’Ominanda (“Ho visto la vettura affrontare il tratto che precede quella curva in modo normale, poi però non l’ho più vista apparire alla fine della curva stessa. Ho pensato allora ad un guasto meccanico, ma subito dopo ho sentito chiaramente un’esplosione ed ho visto del fumo nero alzarsi. Tra l’esplosione e quando ha scortato la colonna di fumo sono passati soltanto pochissimi secondi. Circa un minuto dopo è giunta la vettura di Saby”) e l’altra di un assistente della televisione francese ,che ha anche filmato il momento dell’incidente, seppure da molto lontano(”Mi è sembrato che Toivonen facesse strani gesti con il braccio, come se volesse scacciare via un insetto da dentro l’abitacolo”)

16h30’: i poveri resti dei due piloti della Lancia vengono portati all’ospedale di Corte e pietosamente ricomposti. Poco più tardi il dottor Benigno Bartoletti procede all’identificazione dei suoi due sfortunati corridori.

In serata ad Ajaccio sono giunte la moglie di Henri Toivonen e la sua famiglia e la fidanzata di Sergio Cresto.

EMOZIONI E RABBIA TRA GLI UOMINI DEI RALLY


“Toivonen era un grande pilota – dice Bernard Beguin – ma aveva il difetto di provare poco le speciali. Tanto poi andava forte lo stesso. Per me l’incidente è dovuto solo alla fatalità”. Nel coro che un’anime si leva spicca lo sfogo dei piloti. Micky Biason, sconvolto, dice: “ Avevamo chiesto tante piccole modifiche ma nessuno ci ha ascoltato. La tecnica fa passi da gigante e chi ci rimette siamo noi. Le morti di Attilio, Henri e Sergio non sono servite a nulla?” Jean Marie Balestre non perde occasione per mostrare il suo qualunquismo e dice: “E’ una tragedia dovuta alla fatalità. Due persone sono morte ma non è il caso di mettere in discussione tutta la specialità. Dobbiamo capire che lo sport dell’auto esige il suo tragico tributo”. Cesare Fiorio, gli occhi nascosti da un paio di lenti scure, dice: “Nessuno ha responsabilità precise. Ma quando l’equilibrio organizzatore, pilota, vettura si rombe succedono cose tristi”.


Bernard Darniche: “Lo sport dell’automobile è sempre stato e sempre rimarrà ad alto rischio; l’uomo, e di conseguenza l’industria automobilistica, vuole ogni giorno andare sempre più lontano e sempre più veloce. La morte di Toivonen e Cresto non fermerà questa folle corsa verso potenze esasperate, vetture sempre più veloci e pericolose. D’altronde siamo noi piloti che sappiamo a quali rischi andiamo incontro quando accettiamo di fare questo mestiere. E’ comunque una grandissima tragedia, che colpisce ancora il Tour”.

Bernard Beguin: “Toivonen era un grande pilota”. L’ho conosciuto molto bene quando correvamo insieme nel team Rothmans. Aveva però il difetto di provare poco le speciali, tanto poi riusciva ad andare sempre molto veloce lo stesso! Sempre entusiasta, amico di tutti, partecipava a qualsiasi cosa che avesse a che fare con i motori ed i rally. Molto ben accettato dai tifosi francesi, sia per le sue indubbie doti di guida sia soprattutto per la sua grande umanità. Per me si tratta soltanto di fatalità”.

Francois Chatriot: “Non ci si aspetta mai una simile catastrofe. Da molto tempo si va in giro a predicare che le potenze delle vetture sono troppo elevate, che le macchine corrono troppo forte, che la tecnica moderna dei turbo che sprigionano molto caldo vicino ai serbatoi della benzina è troppo pericolosa, ma alla fine non si fa nulla.E qualcuno muore e soprattutto paga per errori altrui. Bisogna cambiare i regolamenti al più presto; lo dicono tutti e lo sanno tutti. Degli sforzi in questo senso sono stati fatti, ma sono ancora insufficienti. Occorre muoversi al più presto altrimenti la vita dei rally sarà in serio pericolo”.

“Tante parole al vento! – esplode Biasion – adesso non si fa che parlare di superpotenze, di vetture leggere, turbo, eccetera. Ma bisogna sempre aspettare che qualcuno paghi con la vita per fare veramente qualche cosa? La morte di Bettega allora non e’ servita a nessuno? Adesso sono morti anche Henri e Sergio, ma tant’è, fra qualche giorno tutto ritornerà come prima, troppi interessi commerciali in ballo per mollare tutto. Poi qui in Corsica si corre allo spasimo. A Corte oggi eravamo tutti veramente cotti dal caldo e dall’impegno che la gara richiedeva. Non è facile fare dieci speciali al giorno di circa cinquanta chilometri l’una tutte su asfalto con le nostre potenze. Avevamo richiesto agli organizzatori di togliere un tratto sterrato di 2 chilometri alla fine di una prova per evitare di arrivarci con le slicks calde, ma non c’è stato nulla da fare. Avevamo poi chiesto di non fare una prova speciale perché si attraversavano addirittura sette paesi e non avevamo potuto provare a causa dell’ostilità degli abitanti che parcheggiavano molto male le loro vetture e questa cosa ci obbligava a zigzagare per passarci in mezzo, come in una gimkana. E ci hanno ancora detto di no! Infine avevamo chiesto che a Zerubia, dove morì lo scorso anno Attilio Bettega si passasse in trasferimento, anziché in prova. Si venivano a perdere soltanto tre chilometri di prova; volevamo passare davanti alla stele che ricorda Attilio lentamente per dedicargli un pensiero. Non era il caso di passarci davanti ad oltre duecento all’ora. Ancora un secco no da parte dell’organizzazione. Ma allora vogliono proprio la nostra pelle? E qui in Corsica a rimetterci sono stati i poveri Henri Toivonen e Sergio Cresto. Adesso tante chiacchiere per nulla. Poi tutto ritornerà come prima, si correrà come sempre e le potenze continueranno a crescere. L’unica cosa certa è che la squadra Lancia in un anno ha perduto due validissimi piloti. Adesso siamo rimasti soltanto in due. E’ molto triste”.

Jean-Marie Balestre: ” L’incidente è dovuto alla fatalità e ci strappa un pilota straordinario che stava facendo una corsa stupenda. Per la seconda volta consecutiva il Tour è colpito dalla tragedia, la stessa tragedia che colpisce la montagna quando degli alpinisti vi trovano la morte. Dobbiamo però credere e capire che lo sport dell’automobile esige un tributo tragico tra i suoi partecipanti, ma questa volta il tributo è stato molto elevato perché due conduttori, Toivonen Cresto vi hanno trovato la morte. Non è però il caso di rimettere in questione i rally anche perché lo scorso anno la media del tour fu di 95 km/h e quest’anno si aggirava attorno ai 100 km/h, quindi non è che le vetture in una stagione abbiano avuto una evoluzione mostruosa, anzi! In quel punto, poi, ritengo che una vettura del gruppo “Production” (gruppo N, ndr) possa passare alla stessa velocità dei gruppi B ufficiali, quindi non si tratta di criticare a questo punto né il percorso né le vetture. Non bisogna rimettere in causa lo sport dell’automobile”.

Cesare Fiorio: ” Nessuno ha delle responsabilità precise, né l’organizzazione, né il pilota, né la vettura. Ma quando si crea una piccola falla tra tutti questi elementi l’equilibrio sparisce. Bisognerà studiare in futuro questo problema, affinché non si abbiano più simili tragedie. Nel gruppo Fiat, un costruttore molto serio, - continua Fiorio – studieremo molto attentamente quelle soluzioni da adottare in futuro e ci batteremo per ottenere la massima sicurezza per i nostri piloti. Per il momento si è andati troppo lontani con le potenze delle vetture e le velocità che si raggiungono su queste strade sono folli.

Mathias Feltz, navigatore di Wittmann: “Eravamo dietro di cinque vetture, abbiamo visto del fumo ma non riuscivamo subito a capire cosa fosse successo. Non trovo le parole, è veramente molto triste; domattina partiremo per la terza tappa ma occorre trovare una soluzione subito poiché altrimenti i rally sono in pericolo”.

All’esterno dell’Hotel Campo dell’Oro (quartier generale della Lancia in Corsica) si aggirano sconsolati Claudio Bartoletto, Renzo Magnani, Dario Cerrato e Geppi Cerri. L’equipaggio campione europeo’85 qui in Corsica aveva il compito di ricognitore sulle P.S. per gli equipaggi del team Martini. Cerrato all’improvviso, via radio, è stato richiamato indietro, ma subito non riusciva a capire la gravità del dramma. Lo stesso tutte le assistenze Lancia disseminate lungo il percorso della seconda tappa del Tour de Corse ad un tratto via radio hanno ricevuto l’ordine di rientrare alla base senza fare domande. Per molti lo spettro dell’incidente di Bettega lo scorso anno sarà riapparso all’improvviso”.

 

 


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