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TRAPPOLA PER DUE Autosprint n19 6-12 Maggio 1986

 


LA TRAGEDIA/Doppio lutto: trema il mondo rally.


 

ERANO ORMAI LANCIATI VERSO UNA VITTORIA ECCEZIONALE. TOIVONEN E CRESTO NON SAPEVANO CHE AL DI LA’ DEL COL D’OMINANDA, SUBITO A NORD DI CORTE, UN DESTINO TERRIBILE LI ATTENDEVA PER SCHIACCIARLI NELLA SUA MORSA ALLE 14:58 DI VENERDì 2 MAGGIO. ORA IL CAMPIONE VACILLA.

 


 

 

AJACCIO – La trappola è scattata alle 14:58 vi Venerdì 2 Maggio. Scavalcando il Col d’Ominanda, quasia sette chilometri dentro la diciottesima prova speciale del Tour de Corse appena partita da Corte, la Lancia Delta S4 numero 4 di Toivonen-Cresto  è rimasta incastrata nella morsa. Una morsa tra asfalto e basse nuvole grigie; fra una roccia acuta sulla sinistra e un baratro ingordo che sulla destra aveva piazzato i suoi unici tre alberi come si fa con il guantone da  baseball; fra una vittoria sempre più vicina e il colpo k.o definitivo. La pressione di questa stretta era eccessiva per chiunque. La Delta S4 ha reagito nell’unico modo che era possibile: esplodendo come una bomba dopo l’impatto con i tronchi, urlando la sua disapprovazione contro una forma rallistica di giorno in giorno sempre più squilibrata e soprattutto bruciando nel suo rogo il corpo e l’anima di Henri Toivonen e Sergio Cresto. Non è rimasto niente  a eccezione della Delta dilaniata dal fuoco. Nel fumo nero che si è alzato per più di mezz’ora si sono smaterializzate le vite di due piloti molto più giovani dei loro trent’anni. Ma si sono anche smaterializzate le convinzioni di tanti, secondo cui il rallismo di oggi era ancora un congegno a esplosività controllabile. La curva a sinistra dopo il Col d’Ominanda non è altro che una delle tante trappole disseminate qua e là sui percorsi di tutti i rally del mondo. E’ la sua grande variabile indipendente di cui tutti siamo sempre stati a conoscenza.

Ma recentemente quasta variabile ha assunto dimensioni maggiori, più spaventose. Per accorgersene basta guardare gli occhi dei piloti e dei loro navigatori alla fine di ogni prova speciale, quando le accelerazioni frontali e laterali imposte dai quasi cinquecento cavalli delle vetture odierne hanno appena finito di sbarrare i loro occhi. Hanno pagato Henri e Sergio, non perché avessero osato di più,  ma perché questo è diventato il prezzo assurdo da pagare per un errore che lascia ormai sempre minore spazio di correzione anche al pilota più dotato. Un anno esatto è passato dall’incidente mortale di Bettega sempre sulle strade còrse: quasi che un segno oscuro volesse ricordare che se la morte di Attilio, il 2 maggio 1985 e con lo stesso numero 4, fu fatalità, la scomparsa di Toivonen e Cresto costituisce un ancora più terribile avvertimento. Se una demenziale decisione della Fisa non avesse vietato l’uso degli elicotteri nel cielo delle speciali forse si sarebbe potuto fare qualcosa prima di quanto abbiano potuto le lente ambulanze accorse sul posto dell’incidente. Ma è anche vero che se non si fosse arrivati a questo punto di squilibrio totale fra le varie componenti dei rally – prendiamo a prestito le parole di una dichiarazione di Cesare Fiorio che si legge a parte – difficilmente si sarebbe raggiunto questo punto di terrore. In cuor loro lo sanno i piloti e i direttori sportivi; lo sa il Presidente della Fisa Balestre, a cui dovrebbe spettare un controllo della situazione che troppo spesso si esaurisce invece in “sparate” inutili e a volte anche controproducenti. Non resta che rimboccarsi le maniche: solo così il sacrificio di Toivonen, di Cresto, di Bettega e del bersagliatissimo team lancia potrà aiutare il futuro di questo sport.


 

 

 

Henri e Sergio: uno contro l’altro nell’europeo 1984

UN INCONTRO ANNUNCIATO


 

PIU’ CHE un’icontro fu uno scontro vero e proprio. Nel 1984 Henri Toivonen si cimentava nel campionato europeo con la Porsche del Team Rothmans e di fronte aveva proprio Sergio Cresto, a fine stagione vincitore del titolo a fianco a Carlo Capone sulla Lancia della Tre Gazzelle. A quei tempi nessuno dei due poteva immaginare quale destino li avrebbe uniti per sempre, lasciando l’ombra del dubbio di cosa sarebbero stati capaci di fare di qui al termine del mondiale nel quale avevano già dominato il Montecarlo d’apertura e stavano per ripetersi in un Tour De Corse tutto loro. Nati tutti e due nel 1956, uno il 25 Agosto e l’altro 19 Gennaio, Henri e Sergio erano separati da poco più di sette mesi di età e da una storia “rallistica” assolutamente diversa. Nato a Jvaskkyla, centro di gravità del rally Mille Laghi e figlio del celebre campione degli Anni 60, Pauli, Henri Toivonen non ha praticamente non ha mai fatto un passo dalla logica del rally. Le foto che lo ritraggono seduto sulle ginocchia del padre alla tenerà età di sette anni, le mani aggrappate al volante, potrebbero essere quelle di qualunque ragazzino. Diverso valore ha l’immagine di Henri Toivonen trionfante sulla pedana d’arrivo del Rac 1980, con il braccio destro alzatogli dal “vecchio” Hannu Mikkola in segno chiarissimo di succedersi dei tempi.


Toivonen aveva ventiquattro anni e tre mesi e rimane il più giovane vincitore di un rally iridato. Ma non è questo l’unico passaporto  guadagnato in una vita rallistica che lo avrebbe poi assorbito del tutto. A suon di uscite di strada, di “bombarde” terrificante alternate a tempi quasi irreali Henri Toivonen si guadagnò ben presto la patente di campione-inpotenza. Dal Rac 1980 a quello vinto nell’85 con la debuttante Lancia Delta S4 dovevano passare cinque anni, un campionato europeo perduto (nell’84) proprio a favore di Capone-Cresto e due soste, nell’84 e un anno fa, per grossi problemi alla colonna dorsale, l’ultimo dei quali rimediato nella tremenda uscita di strada che gli rubò la vittoria di Costa Smeralda ’85. ma doveva passare anche l’ingresso nella sua vita di Cesare Fiorio. Esaltato da ciò che sarebbe rimasto del giovane finlandese una volta diradatosi il polverone delle continue “divulgazioni” sulle strade di tutto il mondo, Fiorio volle Toivonen con sé già al rally del Portogallo 1984. Henri lo ripagò con sei vittorie nelle prime sei prove speciali, prima di infilarsi in un fosso con la 037 a pezzi. Poi vennero i due piazzamenti ai Mille Laghi 1984 e ’85, il terzo posto allo scorso Sanremo e la vittoria – maturata in verità solo dopo l’errore di Alen che era in testa da quasi tutta la gara – al Rac ’85 con un navigatore, Neil Wilson, rimediato in fretta e furia dopo la decisione del suo “ex” Juha Piironen di approdare a fianco di Kankkunen sulla Peugeot. Nel 1984 del suo titolo europeo insieme a Capone, Sergio Cresto aveva preso il fianco di Bettega sulla Lancia ufficiale impegnata al Tour De corse e all’Acropli, sostituendo Maurizio Perissinot infortunatosi al Costa Smeralda. L’esperienza diede i buoni frutti se è vero che nell’85 avrebbe dovuto stare ancora con Attilio nell’avventura europea sulla 037 della Tre Gazzelle. L’incontro fra Cresto e Toivonen avvenne poche settimane dopo e i due ebbero modo di familiarizzare, in Finlandia, uniti da una lingua inglese in comune e della voglia di fare subito grandi cose. Henri e il suo navigatore newyorkese ma “importato” dalla Riviera di Ponente – viveva a Bordighera oltre che a Torino – potevano iniziare meglio: vinsero Montecarlo, si ritirarono in Svezia quando erano chiaramente in testa. Quando, venerdì scorso, il mondo gli è scoppiato intorno, avevano ormai vinto anche il Tour e corse.

 


 


 

Le reazioni  immediate

“NESSUNO DARA’ ASCOLTO A NOI PILOTI”


 

 AJACCIO – Un filo invisibile collega Corte ad Ajaccio. Poche ore più tardi anche Calvi, arrivo della seconda tappa del rally, viene raggiunta da questo filo fino a formare un triangolo di gelo che scende su persone e cose. La logica, schiacciante fino ad essere disgustosa, del classico “la vita continua” fa sì che il rally proceda nella sua corsa con la sola perdita del Team lancia e della Uno Turbo di Alessandro Fiorio. Mentre sul piazzale dell’assistenza Lancia a Ponte Leccia, venti chilometri a nord di Corte e immediatamente a fine speciale 18, la vita sembra essersi bloccata sulle espressioni vuote sulle lacrime degli uomini del Team e dei tanti altri presenti, delle altre mille bocche del rally iniziano a uscire i primi commenti. Di Bruno Saby si sentono le urla che riversa nel collegamento radio Peugeotchiedendo il blocco della prova e strillando”Stanno bruciando!Stanno bruciando…” poi più niente. Anche più tardi, ormai fermo all’assistenza del suo Team, i suoi occhi ancora atterriti chiedevano di non dovere rilasciare una dichiarazione… Anche Alen e Biasion non vanno più in là di qualche mozzicone di parola, con espressioni che spiegano meglio di qualsiasi discorso fino a che punto sia giunta la paura. Markku riuscirà a dire il giorno dopo, a pochi minuti dalla sua partenza del Montecarlo dove avrebbe incontrato la moglie di Toivonen: “Per tutti i piloti correre è tutta la sua vita; ma per Henri forse era qualcosa di più, lo era stato fino da quando era bambino”.”E’ terribile – gli fa eco Biason – ma ciò che fa più male è che anche questo dramma non sarà sufficiente a dare più credibilità a noi piloti… Allude al rifiuto da parte del presidente della Fisa di apprendere addirittura in considerazione una richiesta avanzata dai ploti “top” alla vigilia della gara. Si trattava di sottrarre al percorso del rally alcuni brevissimi tratti giudicati particolarmente pericolosi: l’inizio della quarta prova speciale dove un anno fa morì Bettega; i due chilometri finali della sedicesima, con l’asfalto sporco di terra proprio dal punto dove nell’85 uscì Vatanen cavandosela miracolosamente ed il tratto finale dell’ultima prova del rally, sterrato a causa di alcuni lavori stradali… D tutti trapela la sensazione di essersi spinti un po’ troppo in là, ma ci pensa lo stesso Jean Todt a ricondurre il dramma negli stretti binari della logica-a-tutti-i-costi.”E’ drammatico – dice il capo del Team Peugeot al suo arrivo a Calvi – ma è un rischio che nello sport automobilistico si deve accettare. Qualsiasi vettura di Gruppo A o N avrebbe bruciato allo stesso modo della Delta S4 di Toivonen: ciò non mette in discussione la sicurezza dell Gr.B odierne, basta guardare come se l’è cavata Vatanen dopo il suo volo folle in Argentina…” Non è dello stesso parere Chatriot, pilota della Renault Maxi 5 Turbo poi secondo le spalle di Saby.”Le vettura da rally dovranno essere oggetto di cambiamenti sostanziali – dice nemmeno la riduzione di potenza del futuro Gruppo S è sufficiente”.


 

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