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TORINO - Se nel caso della Stratos la Lancia aveva sbalordito tutti, presentando una vettura assolutamente all'avanguardia ed anticonvenzionale (specialmente nel suo aspetto esterno), non altrettanto si può dire per la 037. La macchina è si nuova, ma denuncia un non so che di "déjà vu", tale da renderla poco più che un aggiornamento di modelli gia esistenti. Probabilmente questi giudizi potranno cambiare quando saranno svelati tutti i retroscena tecnici ma già con quello che si ha l'impressione che si può ricavare è quella di un cocktail. Un cocktail, in cui si sono cercate di amalgamare alcune forme vincenti per dare vita ad un insieme "ibrido". Ed in questa ricerca di ingredienti assortiti si è attinto dalle tradizioni e delle più disparate esperienze del "Gruppo". Il musetto, ad esempio, per forzare la parentela con la Lancia, ricorda molto quello della Beta coupé, differendo da questi solo per una maggiore linearità ed una ricerca di migliore raccordo delle superfici laterali. Mentre la parte di coda ricalca, con una certa insistenza, la sagoma della Ferrari BB, con in più un accenno di spoiler posteriore, utile nelle competizioni, ma forse di troppo se posto a corredo di un gran turismo da nababbi. A ricordarci ancora la berlinetta di Maranello non è però solo questo particolare, ma tutto l'andamento delle fiancate, nettamente separate dal resto della vettura per colorazioni e materiali di costruzione e la presa d'aria davanti alle ruote posteriori che, se differisce come aspetto dalla Nasca della Ferrari, ha praticamente le stesse funzioni e la medesima collocazione.

 

Anche la parte terminale del cofano anteriore ci ricorda un modello già visto, per la precisione al Montecarlo Turbo Campione del Mondo, copiata nelle feritoie di evacuazione dell'aria, che si trovano a ridosso dei pneumatici anteriori. Sempre Lancia è la forma dell'abitacolo, dove si sono mantenute quasi intatte le linee della Montecarlo di serie, variandole in corrispondenza del tettuccio che ha dovuto subire alcuni ritocchi, onde consentire l'accesso ai piloti muniti di casco. In questo caso le due bombature superiori hanno origine abbastanza remota e si richiamano ad una analoga esperienzaadotta a metà degli anni '50 sulla Fiat Zagato 8V. L'unica speranza a questo punto è che il cocktail sia vincente ed in grado di ubriacare gli avversari.
TORINO- Dentro al cassetto dell'ing. Paolo Messori, direttore tecnico dell'Abarth ha solo un progetto. Cosa logica, visto il posto che occupa. E poiché è un appassionato di fuoristrada da (suo è anche un veicolo tipo Range Rover realizzato dalla Pininfarina) è logico pensare che il suo progetto sia quello di una vettura da rally a motore centrale con telaio tubolare ed una scocca qualsiasi, nel senso che la si potrebbe vestire da Ritmo o da Delta, a scelta. Ma con la particolarità di poter utilizzare la trazione totale quando serve veramente, cioè su fondi innevati o sterrati, limitando alla trazione posteriore il resto della utilizzazione.

Il progetto di Messori, però, è rimasto nel cassetto e l'Abarth si è trovata a sviluppare una vettura più tradizionale, che Messori ha ereditato da Lampredi quando, circa un anno fa, si è trovato al suo posto in Corso marche, cioè l'ormai svelata 037 dotata del motore 1750 con compressore volumentrico. In più, si teme che questo tipo di sovralimentazione se lo debba mantenere, pichè come saprete la FIA ha inserito, nelle "caratteristiche fondamentali" non modificabili neppure con un 10% supplementare di produzione, anche il tipo di sovralimentazione. Due ruote motrici, una potenza massima che difficilmente potrà superare i 320VV, ecco che la 037 rischia di nascere già battuta, oltre che un po' in ritardo. Figuratevi quindi come i tecnici dell'Abarth vedrebbero di buon occhio la iniziativa della Lancia di costruire una Delta Turbo a trazione  totale, una macchina non specializzata come il prototipo che piacerebbe a Messori, poichè avrebbe comunque la scocca portante, il motore anteriore traversale, la trazione totale non disinseribile, ma che sarebbe potenzialmente più "vincente" che non la sportivissima 037, una macchina sviluppata espressamente per le competizioni ma già con limiti ben precisi: una potenza non trascendentale a due suole ruote motrici. Per non parlare dei problemi per una eventuale clientela,cioè rumorosità, scomodità, poco bagagliaio, costo.

 

A questo punto viene spontanea qualche considerazione. Una decina d'anni fa Cesare Fiorio immaginò ed impose, con un grosso rischio personale, una vettura da corsa che i fatti dimostrarono vincente: la Stratos. Terminato, anche un po' prematuramente forse, il ciclo-Stratos, eccoche la strategia sportiva del "Gruppo" ripropone, con il motore Lancia, una vettura per in nuovi regolamenti che non appare una "bomba".

Una macchina, la nuova 037 o come si chiamerà, imposta controvoglia un po' a tutti in Abarth. Ed allora, non potrebbe Fiorio saltare a piedi pari questo gruppo B non eclatante (anche se tutti si augurano che lo diventi...) ed "inventarsi" una nuova Stratos, facendola progettare dallo staff tecnico della Lancia? Francamente non ce lo vediamo, l'ing. Camuffo direttore tecnico della Lancia, il "papà" della 600, uomo tradizionalista, a progettare una specie di mini-Quattro, ma potrebbe anche essere...

 


IL COCKTAIL
Vediamo una foto della nuova Lancia 037 da rally gruppo B contornata da alcuni disegni di parti di altre vetture a cui sembra ispirarsi:

 

1)Sezione di coda della Ferrari 512 BB  2)Parte del terminale del cofano Montecarlo Turbo gruppo 5

3)Musetto della Beta Coupè  4)Abitacolo della Lancia Montecarlo stradale, con tettuccio bombato ispirato alla Fiat 8V Zegato degli anni '50

 

Alla "famiglia" della Montecarlo, da cui discende anche quest'ultimo modello 037, appartengono due altre vetture: la Abarth 030 e la Montecaro Turbo due volte campione del mondo.

Pur derivando dallo stesso modello base queste unità presentano caratteristiche del tutto dissimili tra di loro- La prima è infatti un vero e proprio prototipo allestito in via sperimEntale per disputare il Giro d'Italia del 1974. Sua caratteristica principale il motore, un Fiat 6 cilindri a V di 3400 cc, derivato dal modello montato sulla 130 ed in grado di sviluppare 285 cv. Questa macchina rivista anche nell'aerodinamica della Pininfarina mediante l'adozione di ampi spoiler,passaruota allargata a presa dinamica, si aggiudica il 2°posto assoluto al Giro d'Italia, condotta da Girgio Pianta.

 

Molto più recente la seconda realizzazione, quella del modello azionato da motore turbo che, nata nel 1978, si è aggiudicata gli ultimi due campionati del mondo riservati a gare di durata. Spinta da un 4 cilindri di circa 1400 cc, in grado di sviluppare oltre 400 cv, questa Montecarlo si è saputa imporre sopratutto in virtù delle sue ottime caratteristiche aerodinamiche, alla sua affidabilità  e rapporto peso potenza, che l'ha spesso avvantaggiata nei confronti di vetture anche molto più potenti ma più pesanti.


LE ANTENATE



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