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PER DUE volte il silenzio ha interrotto il Tour de Corse, scendendo mesto in quell’isola dove uomini e mezzi stavano disputando una tra le gare più impegnative del mondiale. Per due anni la fasta è stata rovinata, spezzata sotto i colpi di due tragedie che hanno profondamente segnato il modo dei rally. La Corsica e le sue strade, che nei giorni del Tour profumano di lavanda e rosmarino selvatico, hanno portato via tre fra i personaggi più amati di questa specialità.

Attilio Bottega, che da sempre andava ripetendo”questo della Corsica è il rally che più amo”, Henri Toivonen e il navigatore Sergio Cresto. Tre ragazzi sorridenti, campioni nello sport come nella vita e che nello sport hanno trovato il loro tragico destino.

Il loro sacrificio ha condizionato i regolamenti dei rally, ha generato un’esame di coscienza nei reggitori di questa disciplina e delle Case impegnate. Soprattutto l’incidente di Toivonen e Cresto, con la Lancia Delta S4 Gruppo B, ha fatto si che ancora a caldo i giorni dopo il dramma del Colle d’Ominanda(dove la berlinetta era uscita di strada incendiandosi come un cerino) si ritornasse a una dimensione più “umana” dei rally, che sotto l’impulso del progresso tecnico avevano generato vetture troppo potenti: le Gruppo B dell’ultima generazione(le spaventose “evoluzioni”) obbligavano i piloti a uno sforzo che assorbiva ogni loro risorsa, e oltre. E quell’ ”oltre” non era più sopportabile, sostenibile fisicamente. Proprio in Corsica un anno fa, i conduttori di più alto linciaggio (ovvero gli “ufficiali”) correvano se avessero avuto una benda davanti agli occhi: il nastro d’asfalto scorreva veloce, troppo veloce. Non c’era spazio di salvezza di fronte un guasto improvviso, a un errore. E le strade si erano fatto strette per gli oltre cinquecento cavalli delle berlinette, che qualcuno ha definito “della follia”. Bottega, Toivonen e Cresto hanno, purtroppo, indicato che era giunto il momento di dire basta. Adesso, esattamente dodici mesi più tardi, tutti sono ritornati a parlare solo ed esclusivamente di corse. I “fantasmi”, pare, non abitino più qui, nei rally

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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