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::Community:: Lettere al sito

LETTERE AL SITO: 2 MAGGIO 2008 ANNIVERSARIO : TOIVONEN,BETTEGA, CRESTO E IL GRUPPO B...


RINGRAZIO ANCHE IL  SETTIMANALE AUTOSPRINT CHE HA SEGNALATO IL SITO SULLA RIVISTA RICORDANDO L'ANNIVERSARIO..


I miei più sinceri ringraziamenti per aver partecipato a questa iniziativa ricordando questo 2 Maggio,data dell'anniversario della scomparsa di Henri e Sergio sulla Lancia Delta S4 in quel tragico Tour De Corse a seguito di quella di Attilio Bettega successa l'anno prima sulla Lancia 037 sempre sulla stesso rally...eventi che fecero riflettere gli organizzatori di questo sport decidendo di dare più sicurezza e di far smettere di correre quelle vetture ritenute pericolose e molto potenti...Ma di certo questi protagonisti saranno sempre ricordati nel cuore degli appassionati,come dimostrano queste belle lettere che mi avete inviato scrivendo il vostro affetto a questi grandi piloti che ci hanno regalato fino hai giorni d'oggi grandi emozioni...

 


LE LETTERE 2 Maggio 2008.....

 

 

Mirko Molonato EMAIL ' ); document.write( addy94415 ); document.write( '<\/a>' ); //--> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. "> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Henri Toivonen era un campione vero.......uno che non mollava mai. Un talento naturale.
Forse uno tra i più grandi piloti di tutti i tempi, sebbene ogni epoca ne abbia uno suo.
Sicuramente il miglior interprete delle vetture gruppo B, quele auto impossibili da guidare, ma che sapeva domare con tanta forza destrezza.
Quando se ne andò ero poco più che un ragazzino. Avevo 17 anni.
Non mi ero ancora ripreso dall'anno prima, quando la sorte ci portò via per sempre Attilio Bettega che ecco l'incubo ripetersi.
Stessa gara, stessa scuderia, stesso numero sulle fiancate...troppe coincidenze, un unico dolore.Ricordo che rimasi molto perplesso e triste.
Mi chiedevo che ne sararebbe stato dei rally. Cosa sarebbe successo dopo l'abolizione dei gruppi B....????
Mi chiedevo se fosse stato il caso di dire basta a quelle vetture troppo potenti e inguidabili. 
Mi chiedevo se il sacrificio di due campionissimi fosse stato sufficiente a dire basta.......
Il resto è storia. Ricordo Henri per due aneddoti legati a due dei suoi più bei successi.
Il primo quando vinse in Costa Smeralda con la 911 Rothmans sebbene avesse ancora le stampelle. 
Le immagini di lui che si allontana dal podio zoppicando la dicono lunga su quanto fosse caparbio e tenace.
Grandioso.
Il secondo al Montecarlo 1986, con la potentissima Delta S4 una vettura che solo lui sapeva guidare oltre ogni limite.
Era in testa quando, durante un trasferimento ebbe un incidente con uno sprovveduto automobilista.
Con una S4 rattoppata diede vita ad una rimonta impossibile, andando a vincere quel rally , così duro e difficile nel quale solo i più grandi sanno trionfare. Henri è stato uno di loro.
Ho avuto la fortuna di conoscere Giorgio Pianta, il creator della Delta S4, colui che collaudandola ne conosceva ogni più nascosto segreto.
Una persona davvero squisita e preparata.
La prima cosa che gli chiesi fu perchè, proprio Toivonen....????
Errore meccanico. Henri quella curva non l'avrebbe mai sbagliata........e nella mia mente ecco l'immagine di Ayrton Senna....due grandissimi piloti, due diverse discipline, un'unica triste sorte.
Ringrazio l'amico Alessandro Vecchio, autore di questo splendido sito, per averci dato l'oppurtunità di esprimere un ricordo.
Lo ringrazio per la passione e l'attaccamento al nostro sport e per aver dato un importante spazio nel web ad un grande campione che resterà per sempre nei nostri cuori.
Un doveroso ringraziamento.

Mirko Molonato
VICE PRESIDENTE 
HISTORIC LANCIA RALLY - Torino

Sono stato preparatore di tutte le più importanti vetture da rally del marchio Lancia.
Ho vinto su tutte le strade del mondo con i più importanti campioni del passato.
Ho avuto la fortuna di conoscere e di lavorare con piloti del calibro di Rohrl, Alen, Biasion, Bettega e Toivonen.
Voglio ricordare quest'ultimo come una persona speciale, un vero talento, uno che sapeva guidare oltre ogni limite e che solo la sorte ha saputo fermare.
Dopo la morte di Toivonen e di Bettega in Lancia vi furono momenti difficili, ma che solamente con grande passione e umiltà furono superati.
E le vittorie della Delta negli anni a seguire ne sono testimonianza.
Attilio Bettega ed Henri Toivonen: due grandi piloti Lancia che non dimenticherò mai. Due veri campioni

Giuseppe Volta
PRESIDENTE
HISTORIC LANCIA RALLY - Torino


 

Giacomo Lorenzini EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Venerdì 2 Maggio 1986 alle ore 14:58 iniziò il declino lento einesorabile del, probabilmente, più bello sport automobilistico di sempre... eh si, perchè la morte del più grande pilota di sempre(tutte le discipline comprese) e del suo collega Sergio, ha stravolto
le regole del gioco lasciando un vuoto mai più colmabile... anzi questo vuoto lo stanno scavando. Su molti forum si legge che è stato
un "sacrificio" """utile""" per la salvaguardia di altre vite. Penso che sia stata solo una
tragedia immane per Loro due,le loro famiglie e in secondo piano per i rallies.

Forse l'emozione del momento o forse l'impellente bisogno di sentirsi la coscienza a posto sono stati i moventi di chi ha distrutto questo sport. Probabilmente potevano fare qualcosa prima, prima anche dell' '85, per esempio con crash test più severi, limiti di
peso aumentati (non c'era bisogno di permettere la costruzione di auto di appena 900 kg per far divertire la gente), serbatoi di
sicurezza (che già esistevano), controllo del pubblico modello oggi e altri accorgimenti che forse avrebbero salvato sei - sette vite e
anche la disciplina rally. E allora siccome a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, si può pensare che una decisione così affrettata e radicale sia servita solo per spostare l'attenzione dei media degli sponsor e del pubblico sulla formulina 1 (dove si
moriva molto più che nei rally e molto più spesso senza che però venissero cambiate e stravolte regole) che ai tempi era soverchiata
dai rally (basta pensare ai contenuti dei vari autosprint rombo ecc...). Henri Toivonen, Attilio Bettega e Sergio Cresto (ricordo
anche Maurizio Perissinnot mancato per altre cause) li ricordiamo grandi, li ricordiamo sempre, ci faranno per sempre compagnia, nei
momenti di sconforto sportivo e di malinconia,con i DVD e internet con il quale Alessandro rende omaggio al più Immenso di sempre.

Lorenzini Giacomo - Siena


 

Giovanni EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Grazie innanzitutto per l'opportunità di poter scrivere a distanza di tanti anni quello che pensavo e che penso sul gruppo B.
All'epoca ero un ragazzino, avevo 14 anni, quindi impossibilitato sia giuridicamente che economicamente a spostarmi per fatti miei, e di
conseguenza non ho mai visto dal vivo una gruppo B, in corsa dico, tranne la 037 di Alen ad una Fiera del Levante di Bari nello stand Fiat.

La scomparsa di Bettega e poi quella di Toivonen ha lasciato un grande vuoto nei cuori di nostri appassionati.
Ricordo con nostalgia quegli anni in cui iniziava il mondiale rally, Montecarlo, Svezia, Portogallo.
Conservo ancora la 1^ copia di ROMBO, acquistata una domenica di Pasqua del 1983 0 1984, c'era il servizio sul Safari Rally, vinto da
Waldegaard se non ricordo male. Da li nacque la mia passione per in rally e per il gruppo B.
Che anni, bellissimi, le gare che duravano 3-4 giorni, di giorno, di notte.

Quelli erano i veri rally e li c'erano i veri piloti, con il rispetto per quelli attuali; ma allora era diverso.
Che tristezza quel 1987 che vide la fine del gruppo B, per non parlare poi dell'avvento delle WRC e del business che le circonda, cosa che ha impedito lo sviluppo di vivai, ricordiamoci del Jolly Club, Grifone, Tre Gazzelle.

Per fortuna c'è questo sito che da la possibilità a noi nostalgici di ricordare insieme quei momenti magici.
Grazie ancora, non vi dimenticheremo mai Attilio, Henry.


 

Andrea EMAIL ' ); document.write( addy87153 ); document.write( '<\/a>' ); //--> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. "> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Non è facile quello che ci chiedi, non è facile tornarci su senza riaprire una ferita mai del tutto guarita, e senza essere retorici, ma l'idea è bella ed in carattere con lo spirito del sito che hai creato, e allora ci provo, direi...

..."Vola, Henri, e tu, Sergio, dettale più in fretta le tue note, chi vi prenderà mai, la vostra macchina è un  miraggio bianco, per tutti, avversari e spettatori, un guizzo appena e siete già sulla prossima curva, si fa fatica a vedervi, figuratevi a raggiungervi...nessuno mai 
è andato così forte, questo Tour è il vostro capolavoro, e  poi... un ultimo guizzo, più veloce ancora, e non ci siete più, e questo pare ancora più impossibile, il capolavoro  era anche l'ultimo, e resterà, come spesso avviene, incompiuto... e non ci sono più parole, più idee, l'eco 
degli applausi si fa lontano...Difficile continuare ad amarle queste corse, in momenti così, ti chiedi che senso ha, poi forse capisci che il senso è tutto lì, nel non averne, se non quello, incomprensibile a molti, di esser lì, davanti a tutti,di passare in quel punto come nessun altro, e basta. Che senso hanno la musica, le emozioni, le sfide,se non quello di essere meravigliosamente senza 
senso...e allora vola, Henri, e tu, Sergio, più veloce, che ormai non vi prende più nessuno... "


 

Massimiliano Paratore EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Ciao a Tutti, rispondo volentieri all’ appello, scrivendo questa lettera per ricordare Henri e Sergio, che quel maledetto 2 maggio 1986 ci hanno lasciato, nell’incredulità generale.
Voglio essere il meno banale possibile, e non starò qui a scrivervi quello di cui era capace Henri stando seduto in macchina, ne voglio scrivere di quanto era simpatico, disponibile e bravissimo Sergio, vi voglio raccontare come ho vissuto io quei quattro mesi prima della tragedia.
Avevo undici anni, le corse mi hanno sempre appassionato, anzi ché leggere Topolino leggevo Autosprint, mio padre, ora in pensione, aveva un’ officina, e fino al 1982 si era divertito nelle cronoscalate ottenendo buoni risultati, in quegl’anni, da noi a Messina, stava nascendo una forte passione per i rally, in quanto si correva il Rally Internazionale di Messina valevole per il campionato italiano.
La mia attenzione però era esclusivamente rivolta verso la squadra Lancia impegnata nel mondiale, che in quegl’anni con la 037 faceva appassionare tutti gli italiani da nord a sud, eravamo tanto appassionati della squadra torinese, che mio padre decise di acquistare una Lancia Delta.
Quando arrivò Henri alla squadra Lancia Martini, non ero proprio entusiasta, in quanto aveva la reputazione di scassa macchine, ma piano piano, mi cominciò a stare simpatico, soprattutto per il suo stile di guida molto funambolico e fuori dalle righe, una sorta di Villeneuve dei rally. Dopo l’incidente di Bettega nel 1985 che ci lasciò sgomenti, la prima cosa che pensai sinceramente fu che per la Lancia era finito tutto, ma a dicembre succede quello che non ti aspetti, quello che ti riaccende l’entusiasmo di botto e che per un attimo non ti fa più pensare a quei momenti tristi, Henri, dopo il brutto incidente del Costa Smeralda, dopo la convalescenza e soprattutto dopo risultati non proprio incoraggianti, vince il Rac al debutto sulla Delta S4 ed al secondo posto si piazza Alen, i nostri commenti furono immediati:”Il prossimo anno non ce ne per nessuno”.
Arriva il 1986, al Montecarlo Henri si presenta con Sergio Cresto al suo fianco, vince tra numerose difficoltà, l’entusiasmo era alle stelle, alle Peugeot di Salonen e all’Audi di Mikkola, Henri fece vedere i sorci verdi, basta dare un’occhiata ai distacchi inflitti in prova, semplicemente straordinario. Il martedì della settimana successiva, mi precipitai in edicola a comprare AUTOSPRINT, c’era in regalo il poster di Henri e Sergio in controsterzo sulla neve del “Monte”, lo diedi a mio padre che lo attaccò subito in officina, i commenti per Henri erano tutti positivi, si diceva che era maturato, che aveva trovato le giuste motivazioni, il giusto navigatore e che era l’unico in grado di guidare la S4.
Nei mesi successivi arrivano due gare che non portano punti, in Svezia si ritira quando era in testa ed in Portogallo si ritira per la protesta che tutti conosciamo.
Prima della Corsica, vince il Costa Smeralda, tutto per noi era ormai normale, niente sembrava potesse fermarlo.
Arriviamo a maggio, a quel maledetto 2 maggio, il giorno prima Henri dominò la tappa, mi ricordo l’articolo del nostro quotidiano locale, che alla sezione motori commentava:”TOIVONEN STRAORDINARIO…. CON LA FEBBRE E’ DAVANTI A TUTTI”, vi lascio immaginare i commenti in officina da mio padre, eravamo felici e sempre più convinti che era il suo anno, guardando i distacchi (1’ e 42’’ di vantaggio al riordino di Bastia) un amico di mio padre disse:”Adesso deve solo gestire, perché non lo prendono più”. Invece……….invece quella sera, al telegiornale delle 20:00, apprendiamo che Henri e Sergio sono usciti di strada, che la macchina ha preso fuoco e che non ce l’hanno fatta, mi crollò il mondo addosso, non ci volevo credere, fino a tardi, di nascosto a mio padre e mia madre, stetti con la televisione accesa per apprendere qualche altra notizia, ma non seppi più nulla, non c’erano i mezzi di adesso, quindi l’unica soluzione, era quella di aspettare l’indomani e comprare il giornale.
L’indomani scesi in officina da mio padre, già aveva il giornale che annunciava la tragica notizia, in cuor mio speravo che ci fosse stato uno sbaglio e di trovare il titolo che annunciava che Henri e Sergio erano ancora in testa, invece no…., la notizia era quella della loro morte orrenda.
In officina, mentre si commentava il tutto, girai lo sguardo verso il poster di Henri e Sergio, e con gli occhi lucidi pensavo che non era possibile, sapete a quell’età ci si crea degli eroi, ci si affeziona come se fossero di famiglia, quel giornale me lo conservai per qualche giorno, poi decisi di ritagliare la foto che ritraeva Henri insieme a Sergio con le loro splendide tute Martini, mentre si davano il “cinque” sorridenti, la misi dentro il diario che mi portavo a scuola. Quella foto non ce l’ho più, ma in questi anni ho conservato tante altre cose che riguardano sia Henri che Sergio.
Li ricorderò sempre come quelli che mi hanno fatto innamorare veramente di questa specialità, che ancora oggi seguo, non come quando c’era la Lancia, ma mi documento, mi piace restare informato. Negli anni a venire, ci sono state molte soddisfazioni per la squadra italiana, ma il prezzo più alto lo hanno pagato quei ragazzi, che fino ad allora, avevano dimostrato di essere gli unici, che potevano stare seduti su quei “mostri” a tenere ritmi assurdi nonostante tutto. Chissà cosa avrebbero potuto fare nei mesi a venire, e soprattutto negli anni a venire, considerando che le Delta hanno dominato fino al 1992 in ogni angolo del mondo.
Non lo sapremo mai, l’unica cosa che so, che ricorderò Henri e Sergio come due ragazzi scanzonati che avevano un sogno nel cassetto: “diventare Campioni del Mondo”.
Non so quando, ma sarebbe mia intenzione recarmi in tre posti che hanno reso Henri famoso, oltre alla maledetta curva sul Col D’Ominanda, vorrei recarmi sulla sua tomba in Finlandia e sulla prova dell’Isuledda in Sardegna, dove so che c’è una lapide che lo ricorda, spero di riuscrirci quanto prima, magari in Vostra compagnia.


Ciao Henri……. Ciao Sergio…….. Vi voglio bene!




Lorenzo EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


E questo il nostro addio?!
C'era una volta un bambino,biondo esile e timido.Nell' 86 aveva appena sei anni ed in Corsica ci andava a trovare i nonni.Sapeva appena che su quelle strade dove il nonno lo portava a fare i giri in macchina si svolgeva il rally.Com'era possibile?Li,su serpentelli d'asfalto che si inerpicano su per quelle montagne che fanno paura solo a guardarle?Era proprio incredibile;c'erano persone che con le macchine da corsa sfidavano quello che,anche agli occhi fantasiosi e senza limiti di un bambino,sembrava impossibile.Era piccolo quel bambino,ma il fascino inspiegabile delle corse iniziava a crescergli dentro.E poi,di solito,qualche giorno dopo in Corsica lo raggiungeva anche Papà con la Lancia Beta.Andava forte la Beta:"la macchina del Papà è un duemila e le Lancia sono quelle più brave da rally..."L'idea di cosa fosse un "duemila" e di cosa fossero le altre Lancia era piuttosto confusa,ma bastava quello che diceva Papà per far crescere l'amore per le macchine e per le corse.In quegli stessi anni Henri,Sergio e Attilio scrivevano una storia che quel bambino avrebbe conosciuto tanti anni dopo.Loro,i piloti,guidavano proprio le Lancia.Erano animati dal vero amore per le macchine,quell'amore che non te le fa vedere come dei semplici mezzi meccanici,ma che a volte ti ci fa quasi parlare come se,in un modo sconosciuto,ti potessero ascoltare e capire.Henri rispettava la sua S4,e chissà se le diceva qualcosa ogni tanto,magari stando attento che nessuno lo sentisse,che nessuno violasse quell'intimità che c'è fra il pilota e la sua macchina.La storia che scrivevano non era solo quella delle corse;raccontavano loro stessi,il talento,la passione,il dramma.Raccontavano di un modo di vivere al limite,la velocità a quel punto non è un mestiere,è una parte di sè.

E le auto?be' anche loro ci mettevano l'anima.Un'anima che è stata definita mostruosa,eccessiva...anche loro hanno vissuto la tragedia di quegli anni e così si sono portate via i loro cavalieri.Avevo sei anni e proprio quelle strade le avrei percorse e ripercorse fino a poterci finalmente guidare io.Quante volte ho imboccato la strada che da Corte porta a Castirla e poi giu verso Ponte Leccia.Henri e Sergio ci hanno salutati li,Attilio più a sud.Le strade della Corsica non si dimenticano,si imparano a conoscere ma mai fino in fondo,diventano una specie di mito proprio perchè non si concedono mai del tutto.E questo che accomuna piloti auto e strade;il mito.Ad Henri e Sergio non è stato concesso il tempo per dimostrare completemente chi erano e cosa potevano fare.Loro e la Delta S4 ci hanno dato un assaggio di tutto ciò poi,girata una curva non sono più tornati.La storia che raccontavano si è interrotta lasciando a noi l'interpretazione di come poteva continuare.Si è interrotta guardando verso il traguardo,è diventata leggenda,la leggenda mito.Si, perchè il destino si è fatto beffardo,ha preso sotto braccio due ragazzi di trent' anni e invece di accompagnarli dove tutti si aspettavano di vederli,di festeggiarli,ci ha guardati,ha sorriso e li ha portati a far nascere il mito;Ero piccolo per capire quel mondo,e forse non lo capisco nemmeno adesso,ma ci provo con tutto me stesso,perchè spesso le leggende insegnano più che la storia,le leggende sanno appassionare.
Henri,le nostre vite,le nostre passioni si sono solo sfiorate negli anni del Gruppo B;Oggi continuano a farlo sulla "route D18"che è ancora li,uguale,come congelata dopo l'86.Sembra quasi che anche lei voglia tenere un ricordo di te...si va bene,adesso c'è un muretto di sasso che dall'ingresso della curva va avanti per qualche decina di metri,ma il resto non è cambiato.é passato tanto tempo ma mi piace credere che anche tu e Sergio siate sempre gli stessi.Il 2 maggio uno accanto all'altro,nella vostra S4 con le tute Martini guardavate verso il traguardo con gli occhi lucidi,gli occhi dei bambini che sognano che non si pongono limiti.Sergio ti è accanto,"spara" le note una dietro l'altra e tu le traduci per la Delta...E così che voglio ricordarvi.Ho visto un filmato,uno dei tanti su di voi;mentre scorrono le immagini,mi ha colpito una canzone:racconta del silenzio che c'è dopo che si perde qualcuno,dei ricordi e dei rimpianti.Ma dice anche che non bisogna sentirsi soli.Non lo siete,credetemi.Quella canzone si conclude con una frase che ci tengo che sappiate:"questo non è il nostro addio"
Ciao ragazzi 

Lorenzo(Reggio Emilia)


 

Andrea EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. '; document.write( '' ); document.write( addy_text58550 ); document.write( '<\/a>' ); //--> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Innanzitutto,complimenti per il sito per i contenuti e per come e'fatto,con un cuore ,da appassionato.Ma torniamo a al motivo di
questa mia vorrei ricordare queste persone eccezzionali piloti che domavano tutti questi cavalli.

Abitando a Sanremo ho avuto la fortuna di vederla dal vero,statica la delta s 4,un mostro una
"campanatura avantreno"impressionante per tenerla in strada.

Cerchero di portare un fiore a Sergio.

 

IL 2.un saluto a tutti gli apppassionati di motori.Andrea.


 

Andrea EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Caro Henri,

non ci scorderemo mai di te, non solo per la tua tragica fine, ma per il tuo straordinario coraggio, talento, per la tua generosità.

In quegli anni tu rappresentasti nei Rally ciò che Gilles Villeneuve era in pista.
Avresti potuto e dovuto vincere molto di più, ma tu correvi per il piacere puro della velocità, davi sempre il massimo a prescindere dalla posizione in gara. E' quest'approccio supermistico che ti distingueva dai pure bravissimi tuoi colleghi. Il fascino che esercitavi sugli appassionati era proprio motivato da questo fascino oltremondano, dal fatto che rischiavi la vita ad ogni curva.

Probabilmente avevi paura come qualsiasi essere umano, ma riuscivi ad andare sempre oltre ciò che sarebbe stato dettato dal buon senso. 
Tanti piloti sono veloci, tanti altri sono spettacolari, ma di fronte a te ci si rendeva conto di come tu prescindessi da ogni logica razionale e quindi "normale". I grandi eroi sono appunto questo: persone che che non vivono secondo i canoni comuni, ma che fanno riferimento solo e sempre all'Assoluto: tu eri così. Tu eri cosi, mentre tutti noi umani fatichiamo nel vincere le nostre paure nel quotidiano, tu hai dimostrato che è possibile farlo tutti i giorni, anche se in una disciplina particolare
Il discorso sulle Gruppo B riguarda tutte quelle che sono le esagerazioni che che nascono da quella particella di Prometeo che palpita in ogni essere umano. Erano mostri meravigliosi: 1000kg di peso, per 500/600 cavalli, senza alcuna gestione elettronica: erano macchine per pochi eroi, per pochissimi superuomini. Furono guidate da molti, ma credo che pochi fossero in grado di portarle al limite: Vatanen, Rohrl, ma soprattutto tu, Henri. Rohrl era un pilota velocissimo, ma anche un ragionatore, Ari arrivò vicinissimo a perdere la vita a causa di una "B": tu fosti il più sfortunato, ma senz'altro eri il più veloce.
Le Gruppo B erano "Bestie" meravigliose, senza compromessi, ma erano anche l'espressione non più latente di un nichilismo che Nietzsche aveva preconizzato un secolo prima. Fu giusto abolirle, in rispetto alle persone ancora viventi ed a chi era morto come te, Henri.
Credo che avrebbero dovuto approvare il Gruppo S, e non ridursi al Gruppo A ma, soprattutto, non avrebbero dovuto ridurre quelle meravigliose gare di 5-7 giorni, 5/6000 chilometri, alle attuali garette sprint. Avrebbero potuto e dovuto tenere in vita le Gruppo B in un campionato dedicato, studiando misure di sicurezza, ma fu giusto proibirle, siamo umani sia per sbagliare, sia per prendere atto dei nostri eccessi.
Tu ora, Henri, stai correndo per le lande oltremondane che ti appartenevano anche quando correvi tra noi. Grazie di tutto Henri, non ti dimenticheremo mai e, quando toccherà a me, mi porterai a fare un giro con te.


 

Alessandro Giurelli EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. '; document.write( '' ); document.write( addy_text8579 ); document.write( '<\/a>' ); //--> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Sono ormai passati 23 anni da quei tragici, ma allo stesso tempo misteriosi e affascinanti eventi che segnarono e cambiarono profondamente la storia dei rally. Sono passati ormai 23 anni, ma quei ricordi infiammano ancora i cuori dei tanti appassionati di rally di tutto il mondo. Sono passati ormai 23 anni, ma la memoria di quei piloti, di quelle leggende, di quegli uomini talmente veloci da sembrare macchine, rimane viva ad entusiasmare i cuori di ciascuno di noi.
Ciao Henri, ciao Sergio, Ciao Attilio




Francesco EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Ciao Alessandro sono Francesco.
Ho 24 anni e purtroppo non sono riuscito ad ammirare di persona le gesta di due grandi piloti come Attilio Bettega ed Henri Toivonen.
Il loro modo di correre e il loro modo di essere grandi uomini li hanno resi tra i più grandi di questo sport e se dopo oltre 20 anni dalla
loro scomparsa siamo ancora qua a parlare di loro con gli occhi luccicanti significa che hanno lasciato qualcosa d'importante all'interno

di ognuno di noi.
Un garzie di cuore ad Attilio e ad Henri per aver tenuto in alto, con orgoglio, l'Italia dei rally ai vertici mondiali.

Ora non ho più parole anche se in mente ho tanti pensieri.
Ah si, io sono nato il 2 maggio del 1984, che strana coincidenza...


 

Federico Cavaliere EMAIL ' ); document.write( addy29437 ); document.write( '<\/a>' ); //--> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. "> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Caro Henri,
ne è passata di acqua sotto i ponti e di gomme sull'asfalto da quando non hai fatto quell' ultima curva in Corsica e ci hai lasciato....vuoti.

Ero piccolo allora e sinceramente non mi ricordo di te in tempo reale.Ti ho conosciuto da grande,quando ormai era tardi,però ti assicuro che ho recuperato il tempo perso... e sono diventato uno dei tuoi più grandi appassionati.Mi ha incantato la tua storia,la tua vita...le tue curve!Ci manchi Henri!Il rally non è più la stessa cosa senza di te..nessuno ha più riempito il vuoto che hai lasciato!E dico:Meno male...nessuno si merita il posto che hai te...sulla strada e nei nostri cuori!Quindi in questo giorno triste,ti lascio un pensiero..un abbraccio.Forse un giorno potremo incontrarci...di nuovo lungo la strada.Ciao Henri!


 

Alessio Cencioni EMAIL  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

A parlare e ricordare il "sacrificio" della corsica '86 e la bravura di chi ha lasciato un segno indelebile nel mondo dei rally, rischio di cadere nel qualunquismo e usare aggettivi comuni a tutti noi appassionati.

 

Il mio ricordo più bello per piloti e navigatore di tale calibro è stato sicuramente il pianto sincero di chi, insieme a me, ha

 

 

reso omaggio, durante il Corsica 2007, ai luoghi degli incidenti che hanno costato la vita a Bettega e Toivonen-Cresto.

 

Il pianto di chi ha ripercorso tutte e due quelle Speciali, si è soffermato a pensare ed analizzare cosa potesse essere successo, vedere come in un budello di strada potesse passare una 037 e una S4 e commuoversi nel vedere che nonostante la difficoltà di arrivare in Corsica, tanti appassionati avevano lasciato un piccolo tributo vicino alle lapidi durante tutti questi anni.

Mi piace pensare che Bettega, Toivonen e Cresto fossero li con noi in quel momento e saranno stati sicuramente felici di vedere come chi non ha avuto modo di vederli correre, ne possa comunque mantenere vivo il ricordo!.
Ai più Grandi!

Alessio Cencioni (Siena)


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